Un incantevole week end di fine estate. Appunti semiseri di Giulia Verne Coupé

L’approdo di Guadalupe al seminario ligure di Laura Lepri è un segnale evidente che l’eco delle riflessioni che ivi maturano si è ormai propagato oltre Atlantico. Guadalupe – ma sarà veramente questo il suo nome? – ha affermato di aver affrontato il lungo viaggio dall’altro emisfero, per incontrare la tanto celebrata intellighenzia padana. Ma io non ci credo. Lei ha quasi sicuramente una relazione extraconiugale in Italia. Del resto è noto: ai pellegrinaggi per ragioni culturali, i mariti, in genere, non oppongono obiezioni, trattandosi di merce di scambio pregiata, specie in occasione dell’inizio del campionato di calcio.

Come sempre gli incontri hanno raggiunto vette altissime di riflessione alternate a momenti  di convivialità informale. I secondi prevalenti sui primi.

Quest’anno Laura Lepri aveva prenotato giornate miti e soleggiate, a dimostrazione che tutto era stato curato fin nei dettagli. Il venticello leggero rendeva particolarmente gradevole la permanenza sotto gli ulivi. Katherine Mansfield avrebbe tratto giovamento ai suoi bronchi in un scenario di tale gradevolezza, addolcito dal tepore proveniente dal golfo.

E se quest’anno mancavano i fichi, ancora indietro nella maturazione, a causa di un mese di giugno piuttosto  anomalo a queste latitudini, il profumo della lavanda portava armonia nel cuore di  ognuno.

Una prima conquista è stata la seguente: nessuno ha tentato di cambiare le generalità della dottoressa Lepri – l’anno scorso Alessandra aveva sostenuto con decisione che il vero nome dell’affermata editor non era Laura Lepri, bensì Marialaura Lepri. Lo sgomento dell’interessata di fronte alla studentessa che non indietreggiava sulle proprie convinzioni, l’aveva persuasa a non contraddire quanto rivendicato dalla promettente e taciturna allieva.

I diari e i taccuini degli scrittori, talora sistematicamente compilati, talaltra confusi e redatti senza rispettare una scansione temporale precisa, sono stati il tema di questa edizione. A differenza degli anni scorsi, quando si seguivano gli autori nel  loro moto perpetuo tra le due sponde dell’Oceano, quest’anno si è rimasti soprattutto in Europa, più precisamente nell’Inghilterra di Virginia Woolf, Katherine Mansfield e Zadie Smith.

Zadie Smith

Zadie Smith

Laura Lepri non è svenuta nemmeno una volta. I titolari dell’Old Bridge avevano già messo in conto un picco di presenze in concomitanza con la performance della mondana professionista, nota dalle parti di Trebiano con l’acronimo L.L. Ma infrangendo ogni tradizione, nella serata di sabato, L.L. ha voluto condurre gli studenti, tutti piuttosto attempati – a parte la poco più che ventenne Giulia – al castello di Fosdinovo, dove un marchese con il naso da marchese, e il carisma da marchese, li ha guidati tra le stanze che hanno avuto tra gli ospiti persino l’illustre Dante Alighieri. Inutile dire che a fine visita erano tutti, senza distinzione di sesso, nazionalità e colore dei capelli, innamorati del marchese, che ha ritenuto opportuno ritirarsi anzitempo con la piccina dal sangue blu, nelle stanze meno accessibili del maniero.

Zelda Fitzgerald

Zelda Fitzgerald

Sulla torre panoramica del castello sono state scattate diverse fotografie. A riguardarle ora si riconosce chiaramente lo spirito che animava i convenuti. Kiara aveva assunto la posa mondana di Zelda Fitzgerald; Anna from Sicily quella decisa di Simonetta Agnello Hornby ; Giulia scioglieva i capelli alla Amélie Nothomb ; Christian sfoggiava l’espressione vagamente canzonatoria di Simenon; Guadalupe spalancava gli occhi alla  Marcela Serrano; L.L. esibiva lo sguardo affilato di Muriel Spark; Anna Shelley assumeva le sembianze della moglie dell’amato Percy: Mary Shelley appunto; Alessandra, in astinenza da fichi, desiderava i biscotti di Baudelaire e si calava nella parte di Alice B. Toklas; Enrica, la maratoneta, inforcava un paio di occhiali alla Susanna Tamaro; e infine Eugenio, indeciso se ispirarsi a Christopher Isherwood o a Peter Cameron, veniva  fuori come una specie di Enzo Paolo Turchi stempiato e delavé. Fotografie che rimarranno nella storia del castello al pari delle macchie di umidità nella sala del trono che raccontano la storia di Bianca Maria Aloisia rea di aver amato uno stalliere e pertanto fatta murare viva dal padre insieme al suo cane e a un cinghiale, simbolo di ribellione.

Dal castello si scorgeva in lontananza un’isola: la Corsica (raramente visibile in maniera così nitida). Pertanto si è ritenuto che L.L. avesse programmato anche l’apparizione di quel lembo di terra per dar lustro al suo seminario e premiare chi si era iscritto per la sesta volta consecutiva.

Foto di gruppo - Sarzana 2013

Le lezioni sono state seguite con grande interesse. Non si sentiva volare una mosca; in compenso vi erano le formiche. L’unico momento di distrazione dei fini cervelli si è verificato quando un volatile non identificato, certamente proveniente dalla baia di Lerici, ha scelto di defecare brevemente sulla guancia di Eugenio e sul suo occhiale da sole griffato. L’incidente non ha avuto conseguenze, a parte l’inevitabile risata di Kiara. Il parafulmine Eugenio funziona sempre, deve aver pensato L.L.: in sua presenza, gli altri possono star tranquilli.

Per dovere di cronaca va menzionato quanto segue. Sembra che Dostoevskij si sia molto risentito del mancato studio del suo diario di 1470 pagine circa  – bisogna ammetterlo: il grande autore russo possedeva il dono della sintesi. Ciò che più deve averlo fatto infuriare è l’aver sorpreso il gruppo impegnato a ragionare sul ruolo delle mogli (e dei mariti) nella vita degli scrittori. A sentir evocare il volume Dostoevskij mio marito, pare sia uscito di senno. Il temporale e il vento improvviso di domenica sera erano forse una conseguenza dell’ira del mitico Fedor?

Infine va dato atto a L.L. di aver riconosciuto e chiarito subito l’impossibilità di trattare in soli tre incontri una materia così vasta, materia che, usando le parole della stessa, “scappa da tutte le parti…”.

All’una di domenica ciascuno riprendeva la via del ritorno con lo spirito di chi sposa il mondo. A guardarli da lontano si capiva che avrebbero “preso leggermente le cose serie, e seriamente le cose leggere” assecondando gli insegnamenti del padre di Elsa Maxwell.

Un unico rimpianto: il gruppo non restituirà nuova vita al Journal dei fratelli Goncourt per scarsa dimestichezza nei rapporti con Lady Gaga.

Di Eugenio Gaslini

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