La scoperta del diario, tra finzione e autenticità

Venerdì, 30 Agosto 2013.

Sono le cinque e tre quarti del mattino e la sveglia non ha suonato, perché io l’ho anticipata. Ho indossato la mia tenuta da podista, ho fatto partire la musica e sono andata a correre. Oggi ho realizzato una performance migliore del solito, perché mi sento piena di energia, di aspettativa e di curiosità. In cielo ho visto il quarto di luna calante tramontare e la stella che l’accompagna brillare ancora mentre sorgeva il sole. Nella mia tabella di marcia mentale, sarò pronta a partire, per il viaggio che sto aspettando da tempo, alle sette e mezzo. Sento che andrà tutto bene e che giungerò in orario all’appuntamento. Il corso inizia alle undici e io dovrei arrivare verso le dieci e venti circa. La mattina è fresca, soleggiata e il cielo è limpido.

In autostrada non c’è traffico, sono fortunata e arrivo come da programma. L’albergo si trova su una collina e per trovarlo ho dovuto fare un’inversione di marcia, ma alla fine il mio senso dell’orientamento non mi delude mai e parcheggio di fronte l’entrata principale. Quello che sarà il mio gruppo di scrittura è già quasi al completo e sta parlando allegramente sotto la tenda bianca del pergolato situato alla destra della reception. Mi avvicino e raggiungo la dottoressa Lepri, mi presento e saluto gli altri, poi entro un attimo in hotel per capire se posso fare il check-in o no. No, è tutto posticipato dopo le tredici. Perfetto, posso cercare una sedia libera. Sembra mancare solo Eugenio, che però arriva nel giro di pochi minuti. Ci sediamo tutti, ascoltiamo il programma della giornata e iniziamo a fare conoscenza, fino a che non siamo invitati a trasferirci nei due tavoli di legno sotto gli ulivi, dove non verremo disturbati e possiamo iniziare la prima lezione del nostro seminario.

La dottoressa Lepri inizia parlandoci dei diari degli scrittori e delle differenze che questo tipo di scrittura ha avuto nel corso dei secoli. Parte dal Settecento con Goethe e il suo “Viaggio in Italia”, passa dall’Ottocento leggendo “Viaggio a Cartagine” di Gustave Flaubert e fa qualche accenno al Novecento, anticipando qualcosa su Mansfield e Woolf, che affronteremo da domani mattina. A me la lezione piace molto, la trovo intensa, tecnica, interessante, che trasmette passione per la lettura, che apre nuovi punti di vista e mostra prospettive a me sconosciute. Sono soddisfatta e la mia curiosità iniziale è stimolata, così mi appunto alcuni autori da leggere assolutamente, perché non li conosco. Mi rendo sempre più conto che, approfondendo le cose, ho bisogno di studiarne sempre delle nuove. Non smetto di imparare e questo mi piace tantissimo! Alla fine della lezione, ci diamo appuntamento per la sera a Sarzana e ci prenotiamo per la cena di sabato al Castello di Fosdinovo, residenza dei marchesi Malaspina.

Nel pomeriggio vengo invitata da Chiara ad unirmi al loro gruppo e ad andare in spiaggia a trascorrere qualche ora al mare di Lerici. Accetto immediatamente. Sono stati molto gentili, cordiali, disponibili a conoscermi. Una mezz’ora dopo il check-in saliamo in macchina e io mi siedo nei sedili posteriori vicino a Giulia ed Alessandra, mentre Eugenio è il nostro autista e Chiara il navigatore. Partiamo e andiamo a San Terenzio dove siamo fortunati e troviamo immediatamente il parcheggio. In pochi minuti di cammino arriviamo alla focacceria, dove loro avevano consumato un pranzo veloce l’anno prima e io posso gustare una specialità tipica del luogo. Chiacchieriamo piacevolmente, ascolto aneddoti divertenti sui loro incontri a Sarzana nel corso degli anni. Verso le tre e un quarto posiamo i nostri teli sulla spiaggia libera e ci sdraiamo per prendere il sole e riposarci un po’. Io apprezzo la loro compagnia e chiedo alcune informazioni che riguardano la loro vita o il loro lavoro. Ogni aspirante scrittore fa un doppio lavoro, la scrittura è una passione, una disciplina, una costante, ma deve venire a patti con la fatica della vita quotidiana e degli impegni di famiglia. Penso che solo chi sia abbastanza tenace da continuare possa riuscire a trovare piena soddisfazione. Lo trovo un allenamento costruttivo e produttivo come quello sportivo, quando sei pienamente lanciato e preparato non ti ferma niente. Non ci sono barriere, dubbi o false scuse che ti tengono a terra, riesci a spiccare il volo e a sentirti libero.

Io amo viaggiare, conoscere persone nuove e fare esperienze positive, perciò verso le quattro passate del pomeriggio decido di percorrere a piedi il lungomare che collega San Terenzio a Lerici e raggiungere il castello che vedo di fronte a me dalla spiaggia. Saluto i miei compagni di scrittura e per l’ora successiva mi guardo attorno, scatto foto e ammiro il magnifico paesaggio del Golfo dei Poeti. Quando arrivo di fronte alla villa di Shelley leggo le targhe ed entro nel giardino ripensando a quello che ci è stato raccontato a lezione a proposito di Byron e Shelley da Anna, una partecipante al corso che abita a La Spezia, dove ha insegnato inglese per trentasei anni nelle scuole superiori. Ritorno verso le cinque e mezza e incontro le ragazze, che mi salutano dalla spiaggia; poco dopo ci raggiunge Eugenio. Lui abita a Biella e lavora nell’azienda di filati della sua famiglia, mentre Chiara di cui è molto amico da più di sei anni vive vicino a Milano e si occupa di comunicazione. Giulia è la più giovane del gruppo, ha solo ventuno anni ed è di Parma, ma studia all’università di Milano, dove lavora anche mezza giornata per lo studio editoriale Laura Lepri Scritture. Alessandra, la più esuberante ed esplosiva, è una donna in carriera che si occupa di comunicazione-marketing ed è madre di due figlie bellissime, di cui mi ha mostrato le foto sul telefonino. Bionde e sorridenti, sono il suo vanto e il suo cuore. La capisco perché anch’io ho due bambini poco più piccoli e ho mostrato la loro foto a tutti!

Siamo tornati all’albergo Serena e ci siamo dati appuntamento per uscire a cena verso le sette e mezzo. Ho telefonato a Cristiano, mio marito, che mi sta raggiungendo, e decidiamo di incontrarci direttamente in centro a Sarzana per le otto, perché lui è in autostrada e non arriverà prima di quell’ora. Sarzana è una piccola cittadina posta sulla collina, nella Val di Magra, fra il mare di Lerici e il fiume Magra, che dista una decina di chilometri da La Spezia. Il suo centro storico è raccolto in un quadrilatero percorribile a piedi e non molto esteso. Ogni anno vi si svolge il Festival della Mente, che da una decina d’anni organizza interventi di numerosi scrittori, filosofi e artisti. Gli incontri, le conferenze e gli spettacoli presenti nel programma erano veramente interessanti. Ho letto i nomi di alcuni autori e gli argomenti presentati: si percepiva l’elevato livello culturale, non solo nel campo letterario, ma anche psicologico, della musica, e del mondo comico. Io non conoscevo il Festival, sono sincera, e quando ho ricevuto l’invito al seminario tenuto dalla dottoressa Lepri ho pensato subito che fosse un’occasione da non perdere. Per cena siamo andati all’osteria dei Sani, un ottimo ristorante dove abbiamo mangiato bruschette tipiche e piatti di pesce deliziosi. È stata una serata piacevolissima, serena, che si è conclusa per noi due verso le undici.

Al Castello Malaspina di Fosdinovo

Al Castello Malaspina di Fosdinovo

Sabato, 31 Agosto 2013.

Oggi è il grande giorno! Alle dieci ci ritroviamo sotto gli ulivi per continuare la nostra lezione di scrittura dei diari e taccuini degli scrittori. La signora Anna di La Spezia è in ritardo e noi temporeggiamo fino alle dieci e mezzo. Cristiano ne ha approfittato ed è andato ad esplorare le spiagge di Lerici, ci vedremo per pranzo. La dottoressa Lepri è sempre in anticipo di dieci minuti, i suoi occhi azzurri sono attenti, intensi, il suo intelletto appassionato sa trasmetter tutta la sua conoscenza e competenza. Le sue lezioni sono sempre ricche di dati storici, citazioni, vivaci e scorrevoli. Io non vedo l’ora di ascoltarla. Oggi ci ha riletto il diario della Woolf e lo ha comparato a quello della Mansfield che approfondiremo domani. Mi piace capire quanto erano diverse queste due grandi scrittrici dell’inizio del Novecento, che hanno avuto entrambe una morte tragica a causa di malattie di varia natura. Erano anche conoscenti e si aiutavano a vicenda leggendo i reciproci lavori.

Anche gli altri partecipanti al gruppo di studio sono attenti ed interessati, ogni tanto si fanno interventi e domande, ma per lo più tutti pendono dalle labbra della dottoressa Lepri. Oggi ho cambiato posizione e mi sono messa dalla parte destra del lungo tavolo di legno vicino ad Eugenio, che è cortese, ironico e attento. Di fianco a lui c’è Alessandra con la sua carica di energia ed esuberanza, poi Anna che è una ragazza che si è laureata in lettere a Bologna e ha vissuto a Milano, dove ha frequentato i corsi di scrittura insieme agli altri, ma che in autunno si trasferirà a Treviso. Lei è accompagnata dalla sua amica argentina Guadalupe, che è un insegnate di italiano, che ha aderito come me all’invito a Sarzana, prima di rientrare nel suo paese. Hanno vissuto gli anni dell’università a Bologna e lei è sposata con un pittore argentino a Buenos Aires. Nell’ultimo posto di fianco alla dottoressa, che è a capotavola, c’è Giulia, con cui ho avuto il piacere di parlare ieri pomeriggio e mi ha raccontato qualcosa di sé. È una giovane donna di ventuno anni, raffinata, colta, precisa e scrupolosa che si sta dando molto da fare sia nello studio che nel lavoro. Dalla parte opposta del tavolo di fronte a me c’è Christian, che ieri non ho visto perché nel pomeriggio e la sera ha raggiunto sua moglie Iolanda e le sue bambine a Massa Carrara dove sono in vacanza, ma questa sera parteciperanno alla cena e forse avremo modo di parlare un po’ di più.

Alla sua destra c’è Chiara, che è molto socievole, sorridente e tiene i contatti con tutti. Le piace comunicare e si preoccupa che tutto vada bene. Ha uno sguardo luminoso e aperto, le piace ridere e scherzare. Infine la signora Anna, professoressa d’inglese di La Spezia, sempre elegante e gentile. È un bel gruppo eterogeneo e compatto. Ieri c’era anche un’altra signora di Treviso, Nicoletta, che ha dovuto abbandonare il corso per un imprevisto di famiglia. La lezione si conclude verso le tredici e io ne approfitto per andare in spiaggia con Cristiano e visitare alcuni posti dove sono stata ieri.

Virginia Woolf

Virginia Woolf

Con il gruppo ci siamo dati appuntamento per le cinque e mezzo, prima di andare al castello di Fosdinovo per la cena, faremo una sosta a casa della dottoressa Lepri che ci ha invitati. Tutti si sono preparati con cura ed eleganza per questa serata unica e speciale che ci è stata proposta. Noi diamo un passaggio a Giulia ed Alessandra, che però soffre la macchina e ci avvisa di andare piano, soprattutto nelle curve. La casa della nostra insegnante è in una posizione invidiabile, gode di un meraviglioso panorama sulla valle e sul mare ed è baciata dal sole fino al tramonto. L’arredamento interno rispecchia la sua proprietaria, sobrio, di buon gusto, elegante. La scala interna che collega il piano interrato al piano terra ha quel tocco di originalità rurale che impreziosisce il tutto. Si vede che è stata fatta da un bravo artigiano del posto ed è nel contesto giusto. L’arredamento comprende pezzi di antiquariato insieme a oggetti moderni legati all’ambiente marittimo, e tutto si sposa bene. I toni sono chiari e pastello, rilassanti e adatti ad una casa di villeggiatura in cui si vogliono distendere i nervi, aumentare la concentrazione e lavorare in silenzio. Anche le inferriate e il cancello in ferro battuto sono armoniosi e in linea con gli infissi chiari.

Dopo alcune foto irrinunciabili sulla terrazza decidiamo di partire alla volta dei marchesi che ci stanno aspettando. Il tragitto è un po’ lungo a causa delle curve e della salita sul monte, ma alla fine giungiamo in cima e il panorama merita tutto lo sforzo. Per fortuna Alessandra sta ancora bene! Parcheggiamo dentro le mura, sull’acciottolato che costituisce il primo ingresso;i c’è anche una fontana alla quale io mi disseto prontamente. Anche oggi è stata una giornata calda, pienamente estiva, e la serata si presenta limpida, in assenza di vento e la luce è ancora magnifica.

Alla cena parteciperemo in venti: noi del corso di scrittura siamo in quattordici compresi tre mariti e una moglie, si aggiungeranno poi altre tre coppie di amici della dottoressa Lepri che arriveranno dopo le otto. Noi, che vogliamo vedere l’interno del castello,  abbiamo prenotato la visita direttamente con il figlio minore del marchese, che ci farà da guida. Ci arrampichiamo a piedi per la salita che porta all’ingresso principale, che si apre su un piccolo cortile dove si trovavano i cannoni difensivi e la cui colonna marmorea romanica sostiene i loggiati superiori. Io inizio a scattare le prime foto, a memoria di questa “gita” esclusiva. Saliamo ancora e arriviamo all’ingresso al museo e alla camera delle torture, che fotografo per Enrico il mio bimbo di sei anni appassionato di cavalieri, spade e scudi. Attraverso un elegante porticato rinascimentale accediamo alle sale del castello arredate e affrescate alla fine del milleottocento e conosciamo il marchese Pietro Torrigiani Malaspina, che ci accoglie e inizia ad illustrarci la storia del castello, mentre noi siamo tutti con naso in su e ammiriamo le pitture e i soffitti. Apprendo dalla sua dettagliata spiegazione che l’edificio si compone di una pianta quadrangolare con quattro torri rotonde orientate verso i punti cardinali, un bastione semicircolare e altre strutture che scopriremo durante la visita. Nella sala delle feste c’è anche un affresco che ritrae Dante, mentre viene accolto al castello dal marchese Francesco Malaspina nel tredicesimo secolo. Dopo aver ammirato altre due sale in cui sono custodite monete e chiavi antiche saliamo delle piccole scale che conducono più in alto fino alla stanza in cui si dice abbia dormito l’illustre poeta fiorentino e arriviamo alla leggendaria stanza del fantasma. Essendo un vero castello non poteva mancare un mito del genere. Ci viene spiegato che all’inizio del Seicento la giovane figlia del marchese, Bianca Maria Aloisa, colpevole di aver amato perdutamente uno stalliere, venne fatta murare viva dal padre, insieme al suo cane e a un cinghiale, simbolo di ribellione. Da quel momento sono apparse delle macchie di umidità nel soffitto della sala del trono in cui si riconoscono il padre, la figlia e i due animali. La leggenda continua fino ai giorni nostri, in cui si dice che molti visitatori notturni sostengono di aver visto lo spirito della giovane aggirarsi per il castello e di aver sentito nell’impalcatura del letto il battito del suo cuore o il suo respiro. Il nostro gruppo, curioso e appassionato di storie, non può rinunciare ad appoggiare l’orecchio all’intelaiatura del letto e ad ascoltare. Le uniche due persone che riescono a sentire qualcosa sono Alessandra e Chiara; io, Giulia ed Eugenio non percepiamo niente! Suggestione? Tarli del legno? Fantasia? O il fantasma esiste veramente, ma si rivela solo a chi può capirlo?

Questo aspetto misterioso del castello ci è piaciuto, ma continuiamo la visita e saliamo ancora fino a raggiungere i camminamenti di ronda e la torre merlata. Da qui il panorama è magnifico e mozzafiato! È il tramonto e il sole sta calando dietro le montagne di fronte a noi, mentre ammiriamo il fiume Magra che si immette nel mare calmo. Questo angolo è superlativo e non possiamo rinunciare ad una foto di gruppo, che ci viene scattata, non di meno che dal giovane, nonché gentilissimo marchese Pietro, che dice di essere abituato a gruppi di turisti che glielo hanno chiesto! È veramente cortese, affabile e disponibile e dopo altri dieci minuti in cui tutti hanno contemplato il paesaggio riprendiamo il nostro itinerario storico e culturale. Siamo sopra i tetti e dall’alto vediamo giardini pensili, loggiati e terrazze. Rientriamo per un lungo corridoio interno che collega le varie parti del castello finché non entriamo in un enorme salotto privato dei padroni di casa che ci porta direttamente nel loggiato interno dove è stato allestito il nostro aperitivo. Siamo senza parole, perché da una porta finestra laterale si può accedere ad uno dei giardini pensili e godere di un’altra visione del panorama sottostante. La luce del giorno si sta spegnendo e piano piano si accendono le luci tutto intorno. Di notte è ancora più suggestivo, magico e romantico.

Ci viene offerto dell’ottimo vino e la cameriera inizia a servire bruschette al lardo di Colonnata, altre con i fegatini toscani, un vassoio di affettati D.O.P e per finire pane caldo con pecorino e porro, che sono una delizia. Nel frattempo noi conversiamo piacevolmente anche con il marchese Vieri Torrigiani Malaspina, padre di Pietro e fondatore dell’azienda florovivaistica “Giardino Torrigiani”, che opera a Firenze. Ha seguito un’antica tradizione di famiglia che sin dall’Ottocento si è dedicata allo studio e alla cura delle piante in vaso da giardino e ornamentali da interni, infatti lui è dottore in agraria. Continuando nella conversazione in cui gli dico da dove veniamo io e Cristiano, scopro che sua madre era di Porto Corsini, dove avevano molti terreni e che il loro fattore era Serafino Ferruzzi, a cui poi vendettero molte proprietà nel corso del tempo. Io penso che il mondo sia proprio piccolo, anche se è una frase fatta, un collegamento con la nostra bella Romagna salta sempre fuori! Incredibile!

Mi spiega anche come sia orgoglioso dei suoi due figli, Vanni e Pietro, e del loro impegno e dedizione nell’associazione Lo Spino Bianco, che è il loro stemma. Il loro scopo è la valorizzazione e la tutela del territorio della Lunigiana attraverso l’immagine del Castello di Fosdinovo. Sono attenti ad organizzare eventi, manifestazioni, concerti, corsi di scrittura, scultura, pittura e finanziano borse di studio per la ricerca storica e artistica del territorio. Lo scorto autunno il figlio più piccolo si è recato in Argentina e ha promosso l’incontro al castello con gli scrittori di quel paese. Ogni anno viaggia per il mondo per trovare fermenti culturali interessanti da proporre e conoscere. È stata davvero una conversazione interessante e di alto livello, poi lui e la moglie ci hanno salutato, perché andavano a Sarzana al Festival della Mente. La serata è veramente piacevole e affacciandosi sul giardino pensile ora si vedono tutte le luci della valle, della costa, del golfo di La Spezia è uno spettacolo suggestivo e bellissimo. Dopo una ventina di minuti dall’arrivo degli ultimi ospiti, siamo accompagnati, passando attraverso l’armeria, nella sala che è stata preparata per consumare la nostra cena. Al centro della sala c’era un grandissimo tavolo di legno massiccio d’epoca, apparecchiato per venti persone, le cui sedie erano di pelle e legno intarsiato. Alle pareti erano appesi quadri e le preziose ceramiche antiche erano esposte in una vetrinetta adiacente, l’ampio camino alto almeno due metri! Era tutto curato e apparecchiato come se fossimo nel rinascimento. Le portate erano composte da tre primi, affettati e formaggi tipici della Lunigiana, verdure e per finire tre tipi diversi di dolci. Abbiamo bevuto vino bianco e rosso, gradevolissimi! Durante la cena ho parlato con Anna, Guadalupe e Giulia che erano di fronte a me, mentre ero seduta tra Cristiano e Alessandra. Peccato che verso le dieci e mezza abbiamo deciso di tornare all’albergo. Abbiamo richiamato l’attenzione dei proprietari suonando tre volte la campana posta all’interno del cortile. Un mezzo semplice ma molto efficace! Abbiamo ringraziato per tanta ospitalità e cortesia e ci siamo congedati. Il rientro è stato un po’ avventuroso, perché era buio pesto, scendendo abbiamo preso la direzione sbagliata e siamo arrivati a un punto in cui la strada era interrotta. Non sapendo cosa fare, siamo tornati indietro e abbiamo preso un’altra via sulla destra, che dopo un po’ ci ha riportati a valle. Alessandra accusava malessere ad ogni curva, ma teneva duro. È stata bravissima e siamo giunti a destinazione senza incidenti.

Katherine Mansfield

Katherine Mansfield

Domenica, 1 Settembre 2013.

Oggi, purtroppo è l’ultimo giorno! Mi dispiace lasciare questi luoghi poetici, magici, in cui ho imparato molte cose interessanti. Questa mattina alle otto sono andata a correre, non potevo andare via senza aver esplorato questi luoghi, grazie al jogging. Ho infilato le cuffie nelle orecchie e mi sono concessa quaranta minuti tra corsa, camminata in salita e scioltezza in discesa. Ho percorso una strada forestale che arrivava in cima al colle e da cui si ammirava il panorama del golfo dalla parte di San Terenzio. Una giornata di sole magnifica, calda e luccicante. Si vedeva movimento in mare e molte più barche a vela e motoscafi di ieri. Quando sono uscita, Cristiano si stava dirigendo verso la baia blu di Lerici per un’altra mattinata di mare!

L’ultima lezione sotto gli ulivi è incentrata sul diario di Mansfield e un brano di Zadie Smith, scrittrice contemporanea inglese che ha un taglio molto ironico e analizza la sua realtà in modo umoristico. Anche oggi il tempo vola e si fanno le tredici in fretta. Segue il consueto scambio di email e la promessa di tenere i contatti con tutti! La dottoressa Lepri, è stata molto gentile e ha regalato a ciascuno tre sacchetti di lavanda confezionati da lei. Ieri sera Giulia mi aveva chiesto un passaggio in macchina fino a Parma e io glielo volevo dare volentieri, poi ha ricevuto la telefonata di sua madre che sarebbe passata a prenderla perché era vicina a Sarzana e ci siamo salutate. Io e Cristiano abbiamo deciso di tornare a casa nel primo pomeriggio, dopo pranzo per andare a trovare i nostri due figli che sono dalla nonna paterna e ci aspettano. Abbiamo mangiato in un ristorante tipico della zona che si chiama Old Bridge e poi ci siamo messi in viaggio.

Questa esperienza è stata unica, originale e indimenticabile, perché ho potuto conoscere delle persone speciali e sensibili. Il corso di scrittura è stato interessante, tecnico, approfondiva molti temi e dava lo spunto per studiare nuovi autori e leggere libri. Ho imparato molto e sono contenta di essermi data questa nuova opportunità di crescita importante. Spero di riuscire ad andare a Milano per Book City a novembre e a partecipare ad altri weekend come questo.

Di Enrica Bolognesi.

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