L’estate dietro casa

C’è una sola cosa da fare, quando si è stanchi: tornare a casa. Fermarsi e ritrovare la strada. E così, sul finire dell’estate, decido che è ora di andare a riprendermi il pezzetto di famiglia che ho lasciato laggiù, in quell’angolo di costa che profuma di bosco, dove Toscana e Liguria si fondono, con le Apuane di marmo a far da corona. A casa tutto è riposo e allegria, non trovano spazio i pensieri molesti. I giorni scorrono tra l’ozio in spiaggia, le nuotate, le chiacchiere con mio padre e le cene in terrazza innaffiate dal vino dei nostri colli.

La famiglia, però, è anche il gruppo che ognuno si sceglie. E della mia, a buon diritto, fanno parte i vecchi amici, quei parenti d’elezione che ogni tanto è necessario ritrovare, per riunirsi tutti insieme come si usa fare nelle grandi occasioni. La strada questa volta non è lunga, pochi chilometri mi separano dell’appuntamento con i compagni del “Circolo dei Lettori”. È buffo rivederli lontani da Milano, quasi fossero sovrapposti, per uno strano effetto ottico, all’orizzonte amato della mia infanzia.

Il ritrovo è lo stesso da anni: un alberghetto sulle colline liguri, una piccola costruzione verde e bianca all’ombra degli ulivi. Siamo gente che vive di consuetudini, di certezze piacevoli come il sole tiepido che ci regala questa fine d’estate. Nel tempo qualcuno si è perso, qualcun altro è arrivato per la prima volta, altri ancora sono tornati. Qui, non lontano da dove sono cresciuta, prende vita il nostro convegno letterario, che diventa ogni volta una vacanza da ricordare. Gli incontri hanno il taglio del seminario e il ritmo vivace del dibattito, ma non mancano i momenti curiosi e le inevitabili risate.

Sarzana lezioni

Passiamo tre mattinate a leggere e parlare di libri, guidati da un’insegnante che ci invita a riflettere su scrittura e meccanismi editoriali. Il tema che affrontiamo ha a che fare con i taccuini e i diari degli scrittori, gli appunti rimasti a margine delle opere e le annotazioni sull’arte di scrivere.

Scorriamo testi brillanti, passeggiamo con Goethe tra i palazzi aristocratici di Catania, ci perdiamo nell’Africa polverosa e pittoresca di Flaubert, veniamo trascinati nell’esperienza rutilante dei grands tours compiuti da artisti e intellettuali nei secoli passati. Ci fermiamo su pagine esemplari per speranza e disincanto: la marea emotiva che inghiotte e tiene a galla Virginia Woolf mentre scrive i suoi romanzi, la passione lucida e sofferta di una Mansfield malata, che vacilla tra il desiderio di rigore e la frustrazione dell’atto creativo.

Le parole di Virginia mi confortano, quelle di Katherine mi sollevano. Potrei essere io, mi pare, a scrivere quelle righe. Quanto è simile al mio, quel tormento d’autore, il timore della critica, la fatica di allineare le parole inseguendo un’idea, o rileggerle e trovarle vuote di significato. Chissà perché, però, loro lo esprimono meglio.

E pazienza se il festival culturale che si svolge poco più in là passa quasi inosservato. In fin dei conti, se qualcuno ci definisce snob, forse un po’ di ragione ce l’ha. Ma del resto c’è appena il tempo per un bagno in mare nel tardo pomeriggio, o una cena in cui torna protagonista il gossip letterario – come se non ne avessero dispensato a sufficienza le ineffabili memorie dei fratelli Goncourt –, o una visita al castello dei Malaspina, sulle tracce di fantasmi e a caccia di marchesi che servono vino e lardo di Colonnata ai loro ospiti.

Gustave Flaubert

Gustave Flaubert

La notte si dorme tra vecchie lenzuola e ci si sveglia al suono delle campane. La stanza al mattino si allaga con il getto della doccia (“Alcuni bagni in effetti sarebbero da ristrutturare” fanno sapere in reception), e un geco perplesso fa capolino da una fessura del sottotetto per concedersi una passeggiata sulla parete (“D’altronde qui è tutta campagna”). Ma è solo quando si sta bene che ogni episodio, persino il più inaudito, diventa fonte di divertimento.

La vacanza termina, si deve ripartire alla fine, cambiare paesaggio e regione. E però resta la voglia di abbracciarci ancora, di non chiudere questa parentesi. Appuntamento al prossimo anno, allora, quando torneremo a riprenderci quel pezzetto di famiglia che ci aspetta sotto gli ulivi.

Di Chiara Mariani

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