Tamarra Dru, tradimenti alla lunigiana

30 agosto 2013

Sono arrivata stamattina all’albergo Serena, un’adorabile pensione in collina verosimilmente arredata da un daltonico con un debole per le droghe psichedeliche. Il gruppo del seminario è composto dai soliti fedelissimi più quattro nuove reclute che Laura ha fatto immediatamente sentire a proprio agio (“e perché mai vi ho inviato una mail?”). Facciamo lezione all’aperto, sotto agli ulivi, cosa che mi fa sentire come un personaggio di Tamara Drewe, tradimenti all’inglese. Infatti lo adoro.

Tamara-Drewe---2011-002

Dopo aver letto i diari di Flaubert e di Virginia Woolf però vorrei bruciare il computer e arrendermi alla tragica consapevolezza che per quanto mi sforzi di scrivere qualcosa di dignitoso, sarò sempre irrilevante. Questo pensiero mi paralizza da tempo e ogni volta che accendo il computer con l’intento di scrivere, finisco col guardare una puntata di Downton Abbey, ammirando la fine scrittura di qualcun altro, per l’ennesima volta. C’è da dire che anche la Woolf e la Mansfield, ho scoperto, avevano periodi di scarsa autostima, e di certo non amavano ogni riga che scrivevano: solo che lo sapevano spiegare molto meglio di me. Ed erano la Woolf e la Mansfield.

WoolfMansfield

Il pomeriggio l’ho passato con Chiara, Eugenio, Alessandra ed Enrica, una delle nuove arrivate, che si stava integrando benissimo finché non ha cercato di convincermi che andare a correre fa bene. Io non corro per principio. Penso che chi va a correre in fondo in fondo scappi da qualcosa. C’è anche un altro motivo, che deriva da una domanda che mi faccio tutte le volte che devo prendere una decisione: Francis Scott Fitzgerald lo farebbe? In questo caso, la risposta è no.

FScott

Mi trovo sorprendentemente bene con le persone più grandi. A volte mi sento quasi più vecchia di loro. Come, ad esempio, quando chiedo a Eugenio “di chi è questa canzone?” e mi risponde Rihanna. Certo, non tutti gli adulti mi vanno a genio. Ma questi non mi trattano da ragazzina, sono brillanti e ironici e ci piacciono le stesse cose. Certo, quando si parla di figli sono un po’ a corto di argomenti e quando mi fanno vedere le foto dei loro bambini non posso replicare neanche con la foto del mio cane, perché non ho neanche quello. Mi limito a sorridere e a dire cose come “sì, anch’io a quell’età ero stronza con mia madre”.

La sera abbiamo ricompattato il gruppo al completo con tanto di prof. Mentre aspettavamo Laura, abbiamo avuto modo di chiarire le gerarchie: lei era alla festa di inaugurazione del Festival della Mente con Jonathan Coe, Toni Servillo, il ministro Bray e chi più ne ha più ne metta. Noi la attendevamo in piazza di fianco a Massimo Moratti e quella che sembrava la sua cumpa della bocciofila. Anche lo snobismo si articola su più livelli.

cena

La cena in realtà mi ha ricordato molto le pizzate del liceo, solo con cibo e conversazioni di qualità nettamente superiore. Se c’era da parlare male di qualcuno, l’abbiamo fatto, non abbiamo risparmiato nessuno, dal Dalai Lama al cameriere. Dopo quattro ore a tavola (durante le quali temo che, Cristiano, il marito di Enrica, sia stato sul punto di rovesciare il tavolo e andarsene più di una volta, per colpa della logorrea che affligge i veterani dei corsi di scrittura), ci è sembrato opportuno lasciare la postazione, per tornare alle pareti acide e variopinte dell’albergo Serena. Ma non prima che Alessandra potesse importunare Alessandro Barbero, che probabilmente non si sentirà mai più rockstar di così (“devo fare una foto con lei assolutamente, l’ho vista ieri a SuperQuark!”). barbero

31 agosto

Dopo esserci rifocillati (e dopo aver rubato un paio di formaggini mono-porzione per lo spuntino di mezza mattina dal tavolo della colazione), abbiamo ripreso posto sotto agli ulivi, per il secondo giorno di lezione. Se il liceo fosse stato interessante quanto i corsi di Laura, avrei fatto molte meno fughe, non c’è dubbio.

Il pomeriggio abbiamo ripristinato il gruppo dei marittimi, per scoprire però che il sabato a Lerici, trovare un posto in cui stendere l’asciugamano è un po’ come cercare un articolo di Tito Boeri su Novella 2000. Abbiamo presto ripiegato verso l’albergo, sapendo che avremmo rimediato alla spiaggiata infernale con la cena al Castello Malaspina di Fosdinovo. Non voglio mentire, le aspettative erano alte: come ho già detto, sono dipendente da Downton Abbey e quando mi è stato comunicato che avremmo cenato ospiti del marchese Torregiani Malaspina, nella mia testa venivo già servita da un signore magro e in livrea. Non avevo ancora ripassato la corretta sequenza delle posate a tavola quando mi sono resa conto che non ce ne sarebbe stato assolutamente bisogno.

Il marchese Pietro è un tipo alla mano (talmente alla mano che mi aspettavo che si mettesse a schitarrare la canzone del sole da un momento all’altro) e ci ha guidato nella visita al castello, che dopotutto è casa sua. Con scarsa convinzione, castelloci ha spiegatoche il castello è famoso anche per le sue storie di fantasmi, pensando che un gruppo di letterati come noi non si sarebbe lasciato impressionare più di tanto. Si sbagliava. Mentre Alessandra urlava “marchesino Pietro, ho sentito un soffio dal materasso!” tastando il letto su cui era morto uno dei suoi avi, tutti quanti regredivamo all’infanzia. Beh, quasi tutti. Io mi sono chiesta: “Fitzgerald avrebbe toccato un materasso vintage sperando di sentire il respiro di un Malaspina morto?”. No, niente da fare.

downtonA cena comunque, niente servitù in livrea. Il marchese e sua moglie Maddalena ci hanno offerto un delizioso aperitivo, durante il quale, non so bene come, mi sono ritrovata a fare la babysitter alla piccola Anna, figlia del marchesino Pietro e di Maddalena. Io non so comportarmi coi bambini. Non è che non mi piacciano, ma come dice sempre mio padre “bambini e grulli, chi ce li ha se li trastulli”. A quanto pare però io piaccio molto a loro, forse perché li tratto da adulti (mio padre aveva il modello educativo della folgore e a quattro anni ne avevo già quindici). Fatto sta che la piccola Anna è venuta a chiedermi se volevo giocare con lei a palla e io, che avevo un’ottima tartina in una mano e un ottimo bicchiere di vino bianco nell’altra, le ho detto che gliela potevo lanciare coi piedi, la palla. Mentre un po’ di compagne di corso mi sfottevano per il mio scarso istinto materno, la piccola Anna decideva di seviziarmi per il resto della serata. Mi ha spiegato la storia della pallina del coraggio regalatale dal suo dottore e mi ha rivelato che in spiaggia ci sono dei bambini che la spingono. Proprio quando stavo per darle lo stesso consiglio che mi aveva dato mio padre in una situazione analoga (“la prossima volta che ti danno fastidio, tira un pugno in faccia al più grosso”), la sua “pallina del coraggio” si è persa per grazia divina e il marchesino Pietro l’ha messa a letto, prima che potessi trasformare la sua aggraziata bambina in un hooligan.

La cena alla fine più che Downton Abbey sembrava “Natale a casa Cupiello” (per colpa nostra, non dei Malaspina) e nonostante l’abbondanza di cibo, cucinato da Maddalena in persona (non esistono più i nobili di una volta!), al ritorno nessuno ha rimesso la cena sui tornanti. Quindi la serata è da considerarsi un successo.

cupiello

1 settembre

Ho passato tre giorni meravigliosi e mi dispiace andarmene. Parto felice di aver incontrato queste persone speciali e arricchita di nuove conoscenze (non sapevo che Maupassant fosse un patito di orge). Forse dovrei essere felice di tornare da tre giorni di tecno-rave o tre giorni a Ibiza o tre giorni di qualsiasi cosa piaccia fare a questi giovani d’oggi. Ma io mi sento già dignified and old, come cantavano i Modern Lovers, il che non è male, perché essere più matura della mia età alimenta il mio ego e fa dormire tranquilli i miei genitori. Quindi ricorderò sempre con affetto ognuno dei miei compagni di avventura, uomini e donne senza età (a parte la signora Anna che non ha mai perso occasione di ricordarci che è molto più grande di noi): Chiara ed Eugenio (li nomino in coppia perché sono i nostri personalissimi e simbiotici fratelli Goncourt), di cui sono perdutamente innamorata. Alessandra, che farebbe amicizia anche con un tronco muschiato. Enrica, con il suo essere mamma senza sosta e senza eccezioni. Anna, la partecipante meno snob e più umile del corso, che nonostante avesse scritto svariati libri su Shelley si riteneva non un’esperta ma un’appassionata (e poi sapeva anche quante volte al giorno Shelley andava in bagno). L’altra Anna, con il suo sorriso che mette di buon umore e la sua lingua tagliente. Guadalupe, la vera star di questo weekend, in quanto migrata dall’Argentina solo per il seminario. Christian, una di quelle persone che mi ispirano affetto immediato in quanto silenziose e pacate (e quindi simili a me). E anche la signora Nicoletta, che ha fatto una rapida comparsa per poi ritirarsi per motivi famigliari, ma che ha fatto in tempo a rendersi memorabile grazie ai suoi occhiali, visibilmente rubati a Johnny Depp sul set della Fabbrica di cioccolato.

Giulia Pilotti

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