Un incantevole week end di fine estate

Venerdì 30 Agosto 2013

Oggi, per la prima volta, mi trovo a scrivere un diario. Fin qui la mia vita è stata disseminata di appunti, scansioni, scalette, calendari di impegni, su foglietti, agende, libriccini o calendari. Non ho mai voluto mettere su carta le mie impressioni o i miei sentimenti, tenendo tutto dentro di me, gelosa dei miei pensieri e delle mie riflessioni. Un controsenso per una che ha sempre desiderato scrivere e che lo ha fatto in più occasioni. Forse è per questo che a un certo punto ho sentito il bisogno di raccontare le vite degli altri: di donne e uomini famosi, coraggiosi che in tempi lontani hanno scritto e vissuto, inseguendo desideri e realizzando sogni.

Oggi invece eccomi qua a fissare in un diario riflessioni e pensieri sul corso di scrittura narrativa “Diari e taccuini degli scrittori” tenuto da Laura Lepri.

Il corso si svolge attorno ad un tavolo di legno grezzo, sotto gli olivi di una ‘pianetta’ verde, inondata dall’azzurro tipico del cielo ligure e dal sole caldo di fine agosto in un piccolo paese, Cerri, inerpicato su una collina vicino a Lerici. All’arrivo, sono un po’ tesa, ma con la curiosità e l’entusiasmo di imparare. Col passare del tempo, comincio a rilassarmi, a guardare quei nuovi amici che stanno seduti accanto a me: per lo più giovani, molto giovani. “Avranno l’età delle mie figliole” penso e continuo ad ascoltare di diari, di taccuini, della Recherche di Proust e di nomi di scrittori fantastici studiati, letti o sentiti nominare, ma da un po’ di tempo relegati in un mio mondo un po’ dimenticato. Allora comincio a pensare a perché non ho più sentito parlare di Flaubert, di Balzac, il cui Père Goriot mi aveva tanto colpito e affascinato. Proprio come nella Recherche, un nome o un titolo mi fanno rivivere momenti passati, mi riportano indietro nel tempo, anche se il tema del corso mi fa riflettere continuamente su aspetti non considerati prima, leggendo o studiando quegli stessi personaggi che ora mi tornano alla mente. Nella mia vita difficilmente ho rivissuto gli anni passati con nostalgia e rimpianto, sempre protesa verso il futuro, attenta alla carriera, ai figli, a conquistare qualcosa. Ora invece mi trovo spesso a guardarmi indietro con malinconia.

“Nel Settecento prende consistenza il diario per l’importanza della ragione e dell’esperienza…” la voce di Laura mi richiama al mio passato di insegnate.

“Questa volta sono dall’altra parte” penso, da quella che impara: è una bella sensazione perché ho scelto io di seguire ciò che mi piace e solo per il piacere di farlo. “Mi era mai capitato? Non ricordo, non mi sembra.” Forse all’università, forse allora. Ho un buon ricordo di quel periodo.

Per Susan Sontag, “il diario non è un ricettacolo segreto, come fosse un confidente…”, per Silvia Plath: “Scrivere è l’unico mio modo di vivere…”. Annoto tutto sui miei appunti, ormai alla terza pagina di quaderno e sono solo le undici e trenta e penso: “C’è tanta vita nel comporre, comunicare, mettere sulla carta quello che è dentro di noi. Portarlo al di fuori. È liberatorio, ma faticoso, difficile e quasi sempre deludente. Quando rileggo quello che ho scritto lo trovo sempre poco interessante. ‘Avrei potuto fare di meglio. Devo riprovarci’, mi dico. Stiamo ora leggendo il Diario di una scrittrice di Virginia Woolf: un personaggio che conosco bene. Ho tormentato i miei alunni del Liceo per trentasei anni con Mrs. Dallway e Gita al faro ed ora scopro dalla lettura del diario della Woolf che non avevo notato alcuni particolari importanti per comprendere meglio la sua personalità.

Il seminario termina. “A domani” e mi avvio alla macchina per tornare a casa. Il pomeriggio rientro nella realtà caotica della mia vita che non ha niente a che vedere con quell’oasi di pace dove per un momento ho rivissuto un po’ di Arcadia.

Susan Sontag

Susan Sontag

Sabato 31 Agosto 2013

“È successo di nuovo. Non è possibile. Ma come faccio ad essere così deficiente!” esplodo a bordo della mia auto alle 10,45, procedendo alla volta di Cerri e il tavolo di legno grezzo sotto gli olivi. Ero così contenta di me: avevo addirittura un quarto d’ora di anticipo sull’orario, o almeno così pensavo, prima che il mio cellulare suonasse. La voce di mio marito in tono di rimprovero “Ma dove sei? Sei sempre in ritardo, come fai? Guarda che il seminario iniziava alle 10.” Riattacco dispiaciuta. Sono arrabbiata con me stessa. Non avrei voluto arrivare tardi.

Eppure non è la prima volta che mi capita: spesso prendo l’orario degli appuntamenti, lo scrivo esatto, lo sottolineo e lo ricordo completamente sbagliato. Sarà per il mio astigmatismo, complicato dalla presbiopia e chissà da quale altro accidente dell’età mi dico a volte per consolarmi. È accaduto anche oggi e la cosa mi rode.

“Sono quasi arrivata, cinque minuti e arrivo.” Questo penso, ma al bivio per Cerri e Trebiano, prendo per Trebiano. Ormai sono nel pallone. “Ok! Anna, prendi atto che sei stupida, inverti la marcia e sbrigati.” Concludo amareggiata.

Alle undici o poco prima arrivo a sedermi sotto gli olivi, chiedendo scusa e dispiaciuta di essermi persa gran parte del seminario. Apro il mio quadernetto, o meglio il quaderno di carta riciclata, tanto ‘elegantina’, appartenuto ad una delle mie figlie. Non ricordo quale delle due: in casa mia c’è un tale ammasso di carta, scritta e non, libri e quaderni, ma quando ho bisogno di una pagina su cui annotare qualcosa e tanto meno il quaderno su cui ho iniziato ad annotare cose che possono servirmi per ricordare, non riesco mai a trovare niente. Non parliamo delle penne che sembrano sparire appena me ne serve una. Fortunatamente c’è il computer. Almeno quello se non si prende un virus o se non va in tilt, non è facile da disperdere nell’ambiente. “Le Journal de Goncourt…” e intanto penso a cosa mi sono persa, oltre alla figuraccia che ho fatto. Il seminario continua con la lettura di Virginia Woolf. “Il diario con la Seconda Guerra mondiale crea frattura e quindi è un rifugio nello scrivere” prendo appunti fino alla fine.

Nel pomeriggio è prevista la visita al Castello Malaspina a Fosdinovo. Ci diamo appuntamento tutti sotto gli olivi alle 17,20, anche se in realtà la partenza è un po’ più tardi. Questa volta però arrivo puntuale: sono con mio marito che non è mai in ritardo, caso mai in anticipo di mezz’ora. Tutti insieme partiamo in direzione di Trebiano, delizioso paese sulla collina alle spalle di Lerici. In macchina con me e mio marito vengono Anna e Lupe, così possiamo conoscerci meglio.

Arriviamo a casa di Laura che abita appena fuori Trebiano fra il verde e la luce. Una pausa ancora fra gli olivi nel caldo pomeriggio pieno di sole. Proseguiamo in carovana alla volta di Fosdinovo fino al Castello Malaspina dove saliamo la rampa di accesso voltati all’indietro, verso lo squarcio di mare che sfoggia due isole in lontananza. Distratta da mille particolari che non voglio perdere, ad un tratto mi ritrovo nel salone delle feste, dove Pietro, un uomo giovane, sta raccontando gli affreschi. Non è una guida qualsiasi, ma il marchese, Pietro Torrigiani Malaspina, il padrone di casa che, jeans e camicia, in maniera semplice e affabile ci racconta la vita e i segreti dei suoi antenati, le leggende legate al castello e ci mostra gli antichi camminatoi da cui si vede tutta la vallata del Magra che si perde nel mare lontano. Siamo tutti perfettamente in sintonia, disposti a farci incantare da quell’atmosfera vera e fantastica che si va creando man mano che il tempo passa, fino a raggiungere il climax quando all’imbrunire ci viene offerta una marca di elegante prosecco insieme a salumi tipici e formaggi, prodotti da un casaro locale. Arriva poi una bambina bionda, vivace, la marchesina Anna, la più piccola di casa che sembra uscita da un quadro del trecento. A quel punto l’incanto è completo. Ma non è finita: nel salone da pranzo, un tavolone attorno al quale ci raduniamo, venti in tutto, è apparecchiato per noi davanti ad un alto camino grigio, che anche senza essere acceso, riscalda l’ambiente e colora l’atmosfera. I piatti sono semplici e gustosi: tutto rigorosamente fatto in casa. La serata si conclude tardi, in un’atmosfera di calore e di amicizia che continua il giorno successivo.

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Domenica 1 settembre 2013, ultimo giorno.

Arrivo trafelata, ma in orario, accompagnata da mio marito che inverte la marcia per raggiungere Lerici. L’aria, tiepida nel primo sole del mattino, si va riscaldando e i raggi che penetrano tra gli olivi sono più roventi del solito, tanto che devo spostarmi continuamente, inseguendo fili d’ombra. “Virginia Woolf e Katherine Mansfield, due donne così diverse…” Sì, oggi i diari di queste due scrittrici signoreggiano nel seminario per finire con quello di Zadie Smith.

Viene spontanea una riflessione sulla novità e la ‘giovinezza’ del pensiero e dello scrivere di questa donna così nuova, nata alla fine del Novecento, che sembra avrà ancora molto da dire. Mi affascina pensare al periodo in cui viviamo come un passaggio dal vecchio Novecento al fantasticato Duemila. Il nuovo millennio ha portato con sé tante fratture, crisi ereditate in precedenza che sono ancora in corso, nodi epocali duri da sciogliere, come accade in ogni passaggio temporale così importante.

La mattinata è finita e così l’incanto di questi tre giorni, dedicati a ciò che nella vita amo di più: la storia delle epoche passate, le vite degli scrittori e scrivere. Non lo avevo fatto da tanto tempo di passare giornate a pensare soltanto a quello che veramente mi piace. Ci fermiamo ancora a lungo per i saluti, a scambiarci numeri di telefono e a fotografare quel luogo, quei visi e fermare quei momenti che ci hanno uniti per tre giorni.

Non resta che ringraziare i compagni di seminario e Laura, la persona che ha reso possibile tutto ciò.

Di Anna Gemmi

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