Impressioni e sguardi da Sarzana

Sarzana, 30 agosto 2013

Le prime impressioni.

“Nulla dies sine linea.” Con queste parole di Plinio il Vecchio Laura Lepri inizia la prima lezione.

Un tempo era così per me. Durante gli anni del liceo, come tanti altri adolescenti, tenevo un diario, poi, quando sono arrivata in Italia per studiare, il diario è diventato il mio migliore amico. Scrivevo tutti i giorni. Credo che sia stata anche la solitudine ad incentivare la scrittura. Il diario era un amico silenzioso e sempre pronto ad ascoltare, tutto senza critiche, senza pregiudizi e senza limiti. Non mi ricordo esattamente quando ho smesso di scrivere tutti i giorni. So soltanto che ho ripreso, con grande fatica e con poco successo, quando Anna mi ha regalato i Diari di Virginia Woolf.

Anna è la ragione per la quale mi trovo in questo piccolo e strano alberghetto della Liguria. Sono passati diciassette anni da quando, per la prima volta, abbiamo scambiato alcune parole durante una lezione di Filologia romanza a Bologna. Oggi ci siamo ritrovate di nuovo a lezione insieme. Oggi abbiamo preso appunti, come quella volta, fianco a fianco. Questa volta però, non è stato in un aula, ma intorno a un tavolo di legno sotto il cielo celeste della Liguria.

Sotto gli ulivi, Laura Lepri pronuncia anche la parola coraggio. Bisogna avere tanto coraggio e poca paura, così dice, e le sue parole sono forti e sincere. La parola coraggio è forte, è quasi magica. Cercherò di ricordarlo mentre scrivo, cercherò di avere coraggio.

Goethe

Goethe

Gli ulivi sono belli e molto poetici, ma non arrivano a dare ombra a tutte le persone intorno al tavolo. Io sono sotto il sole, ma non mi lamento e non mi sposto. Sono nuova nel gruppo. Tutte le persone presenti al seminario sui <<Diari e i taccuini degli scrittori>> scrivono o hanno scritto e tutte fanno parte del gruppo di Laura Lepri. Anche se non sono l’unica nuova arrivata. Infatti c’è la signora Anna, esperta di letteratura inglese, Enrica che ha già scritto un romanzo e la signora di Treviso, Nicoletta. Io mi sento, comunque, del tutto estranea, come chi arriva ad una festa dove non è stata invitata. È normale che provi un po’ di disagio, è assolutamente normale. È il primo giorno, passerà. Forse mi sento strana anche perché percepisco la curiosità che provoca la mia presenza. Un’argentina? Che cosa è venuta a fare?

Leggiamo Goethe e Flaubert e trovo i loro diari bellissimi. Tutti prendono appunti, ogni singola parola di Laura Lepri viene immortalata nei quaderni. Io preferisco ascoltare. Infatti a fine lezione mi ritrovo poche cose scritte nel mio piccolo quaderno verde e un po’ mi dispiace, ma avevo tanta voglia di ascoltare e godermi le parole senza trasformarle.

La prima lezione arriva alla fine e sento un po’ di sollievo perché durante gli ultimi trenta minuti sono stata tormentata da un fastidioso dolore all’occhio sinistro. Devo assolutamente togliermi le lenti a contatto.

Dopo il riposo pomeridiano va molto meglio, mi dispiace un po’ non essere andata in spiaggia con gli altri, ma non me la sentivo e, per fortuna, neanche Anna. Invece abbiamo preferito pranzare con Christian e sua moglie Iolanda. Vorrei che anche Iolanda partecipasse al corso, è davvero carina. Anche Christian è molto cortese e simpatico e ha scritto tante cose.

Sera. Di nuovo intorno ad un tavolo ma adesso senza i quaderni. Nessuno prende appunti, almeno non con la mano. Tutti ascoltano attentamente ogni parola pronunciata da Laura Lepri. Siamo a Sarzana avvolti dall’aria giovanile ed estiva di questa piccola cittadina. Il disagio è andato via assieme alla stanchezza, mi godo la serata e ascolto anche io attentamente. Prima la storia di Eva Kant (per la terza volta), poi altre su alcuni piccoli scrittori di provincia e su aspiranti scrittori arrabbiati e delusi. Parlo solo una volta per raccontare qualcosa su di me e il perché della mia presenza. Non sono certa di spiegarmi bene, di poter trasmettere bene la mia passione per la letteratura e per l’Italia. Anna mi aiuta, mi è seduta accanto ed è con me al cento per cento.

Sarzana, 31 agosto 2013

Lo sguardo degli altri.

La seconda giornata è cominciata all’insegna della comodità. Oggi niente male agli occhi e niente caldo. Mi sono seduta all’ombra e ho indossato vestiti leggeri. Inoltre sono vicino a Laura Lepri e quello mi fa sentire un po’ come la prima della classe. In fondo sono sempre stata un po’ secchiona.

Il disagio iniziale è definitivamente andato via. A colazione ho parlato con Giulia ed è stato molto piacevole.

Giulia è una giovane sicura e intelligente. Sembra che sappia esattamente quello che vuole fare; io alla sua età ero ancora abbastanza smarrita.

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Mi rendo conto di quanto ero stanca ieri, infatti non sono stata tanto socievole.

Comincio a conoscere meglio tutti. Purtroppo la signora Nicoletta ha dovuto, per motivi personali, lasciare il gruppo. Eugenio è veramente carino. È acuto e ha un gran senso dell’umorismo, inoltre è sinceramente affascinato dalla mia presenza. Mi confessa che non ama viaggiare in aereo, quindi il fatto di trovare una persona che attraversa l’oceano per sentir parlare di Virginia Woolf e K. Mansfield per lui è veramente fuori dal comune.

I fratelli Goncourt dominano la prima parte della lezione di oggi che, a mio parere, è ancora più bella di quella di ieri. Laura Lepri trasmette con eleganza e passione tutto quello che sa. Mi viene naturale pensare a quanto sia importante amare ciò che si fa, soprattutto quando si insegna. Oggi ho sentito la passione della signora Lepri. Una passione che va al di là dei salotti letterari e dei pettegolezzi editoriali.

Ad un certo punto prende il soppravvento Marcel Proust e tutto diventa solenne ed emotivo. La dimensione del tempo. Il tempo non è qualcosa che va solo in avanti. Infatti penso a tutte le volte in cui si torna indietro con il ricordo e si va avanti con l’immaginazione. Poi si parla dello sguardo degli altri.

È molto difficile non stare attenti allo sguardo delle altre persone. In fondo è qualcosa che ci nutre, nel bene e nel male. Anche per Virginia Woolf è così. Neanche lei può fare a meno dello sguardo degli altri. Poi la Woolf non ha potuto vincere uno sguardo molto più duro e potente, il suo. Alla fine è il nostro sguardo che ci limita.

La seconda lezione finisce e questa volta non sono sollevata, anzi.

Una volta finita la lezione andiamo a Lerici, al mare. Virginia Woolf ne avrebbe parlato come della festa delle domestiche. Gente ovunque. Uomini a petto nudo, muscoli gonfi e abbronzati, occhialoni da sole e grosse collane d’oro. Poi ragazzine fin troppo magre con costumi piccolissimi e donne grasse anche loro con costumi troppo piccoli. Tutti urlano. Comunque è un bel pomeriggio. Io ed Anna facciamo una bella passeggiata sul lungo mare mentre mangiamo un buonissimo gelato (nocciola e pistacchio). In macchina posso conoscere meglio Chiara, una donna sensibile e sicura. Confermo la simpatia che sento per Eugenio.

Dopo una sosta a casa di Laura Lepri partiamo per il Castello di Fosdinovo. È veramente bello, sono felice di poter avere l’opportunità di conoscere quelle stanze e di camminare, forse, dove ha camminato Dante. Infatti il giro per le stanze del Castello provoca emozione ed eccitamento. Alessandra, molto spontanea ed estroversa, chiama il giovane Pietro Malaspina “marchesino”. Lui non sembra affatto dispiaciuto, anzi si mostra molto simpatico e disponibile. Conosciamo anche la piccola Anna, la quale rincorre senza sosta una pallina rossa. La più piccola dei Malaspina è fresca, come tutti i bambini, e totalmente indifferente ai titoli nobiliari. Ad un certo punto, qualcuno fa presente che sono argentina e il padrone di casa mi racconta che l’anno scorso il castello ha ospitato un gruppo di scrittori argentini. Poi aggiunge: <<Sicuramente li conosci>> Ed io penso che forse, oltre al fantasma della ragazza innamorata dello stalliere, nel Castello ci siano anche i fantasmi di Borges, Cortázar, Bioy Casares e Victoria Ocampo. Quelli sono gli unici scrittori argentini che conosco. Questo mi fa riflettere sul fatto che veramente non conosco i nuovi scrittori argentini. Non ho letto nulla di recente. Troppa letteratura italiana, quando torno mi devo informare.

I fratelli Goncourt

I fratelli Goncourt

Durante la cena mi sento parte di un film. Mi sento quasi come un personaggio di <<Camera con vista>>. Mi guardo intorno, la tavola è grande e bella, degna di un castello e tutti sono belli e sorridenti.

Torniamo in macchina con Christian, Iolanda, Eugenio e Chiara. Mi diverto molto in macchina, Anna dormicchia un po’, io mi godo il bellissimo paesaggio.

Siamo in camera con Anna, cerchiamo di commentare la serata ma non è possibile, vince il sonno. Buona notte.

In treno, 1 settembre 2013

La consapevolezza

L’ultima lezione è finita. Sono in treno con Anna. Ci aspetta un lungo viaggio fino a Cortina. Non mi dispiace, ho tempo per pensare, leggere e chiacchierare con la mia amica. Abbiamo tanto da commentare, gli argomenti di conversazione non ci mancheranno di sicuro.

L’ultima lezione è stata molto bella. Sotto gli ulivi si sentiva l’aria della fine, infatti l’aria era quasi sospesa. I giorni precedenti ci sono stati più interventi da parte dei ragazzi, oggi invece erano tutti in silenzio. Sembrava la sera del dì di festa.

Siamo entrati nel vivo dei testi: Woolf, Mansfield e Smith. “Come si trasforma in letteratura la materia della vita”. Che bella scoperta Zadie Smith. Penso tanto alle parole di Laura Lepri a proposito dell’autenticità, della finzione, del vero. Poi mi prende un po’ l’ansia davanti a tutte le cose che ci sono da leggere e il poco tempo a disposizione. Questa consapevolezza mi rende un po’ triste.

Ci siamo salutati sotto gli ulivi. Tutto è successo abbastanza velocemente. Io mi sono emozionata, sono molto felice di aver conosciuto tutti. Sono state tre giornate belle ed intense. Saluto Laura Lepri e la ringrazio. Come al solito non sono sicura di aver trasmesso chiaramente la mia gratitudine e la mia soddisfazione. Mentre saluto i ragazzi mi rendo conto che mi piacerebbe molto rivederli (anche se dovrò ancora sentire la storia di Eva Kant, non importa).

Oltre a tutte le cose che ho imparato in questi tre giorni, mi porto in Argentina tanti ricordi e tre sacchetti di lavanda che per un po’ saranno le mie madeleines.

Di Guadalupe Achille

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