L’ossessione del tempo – Laura Lepri introduce Andrew Sean Greer

Sono particolarmente contenta che l’ospite “letterario” di questo primo anno di collaborazione con la Milanesiana (speriamo la prima di una lunga serie) sia Andrew Sean Greer,  scrittore di grande interesse: complesso e nello stesso tempo di affascinante, piacevole lettura. Le due cose, non sempre stanno insieme.

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Per questa occasione ho riletto i suoi tre romanzi editi in Italia: i primi due li ha pubblicati Adelphi, vale a dire Le confessioni di Max Tivoli (2004) e Storia di un matrimonio (2008), il terzo è di Bompiani: Le vite impossibili di Greta Wells (2013). Da queste date si apprende che il tempo di gestazione di ogni romanzo è di circa 4 anni.

Emersa dalla lettura di queste storie americane mi è stato piuttosto evidente che il tema, uno dei principali cardini tematici, era proprio il tempo. Tema che, almeno in un caso si rifletteva anche sulla struttura e sul punto di vista della voce narrante che racconta sempre ex-post, in una prospettiva a ritroso nel tempo, quando i fatti sono già avvenuti.

Dopo la lettura dei testi, leggo qualche recensione, qualche intervista, e incappo in una dichiarazione significativa di Greer: “Sono letteralmente ossessionato dal tempo”.

Inevitabile, dunque, che fosse presente in questa edizione della Milanesiana dedicata all’ossessione e alle manie, e inevitabile che uno degli autori di riferimento di questo scrittore americano sia Marcel Proust, insieme a Nabokov e Graham Greene, una triade interessante, apparentemente spuria, alla quale fra breve cercheremo di dare un senso.

L’ossessione del tempo, dunque. Tutti, tutti i suoi personaggi vi fanno conti assai ravvicinati, talvolta subendolo al punto da sembrarne quasi incalzati (Non sarà un caso, dunque, se a una domanda di Paolo Di Stefano, curatore di un fortunato questionario Proust su Io Donna, su quale fosse il suo maggiore difetto Greer abbia confessato essere L’ANSIA) L’ansia, cioè un rapporto squilibrato con il tempo che si ha davanti o alle spalle. Non a caso, ancora, Greer dice di essere sedotto dal passato e dal futuro, assai poco dal qui e ora buddista.

I personaggi di Greer debbono sempre rispondere a un passato e a un futuro, soprattutto a un passato, o a un corto circuito del tempo.

11659359_1025212000823543_3741163510482486734_nVediamoli sommariamente: luogo comune vuole che Le confessioni di Max Tivoli, siamo un rifacimento, un remake, in qualche pezzo ho letto anche una cover…del Curioso caso di Benjamin Button, racconto lungo di Fitzgerald. Anche il Max Tivoli di Greer nasce con il viso e le rughe di un vecchio e la freccia del tempo si stende sulla sua pelle all’incontrario.

Max Tivoli nasce nel 1871 (scusate, io ho la mania delle date di nascita degli autori e non posso fare a meno di constatare che nel 1871 è nato Proust) e muore nel 1941 (sarà un caso che questo sia l’anno dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour?).  Max Tivoli è una bestia rara, quasi sconosciuta perfino alla letteratura scientifica, ed è qualcuno che vive alla lettera sotto mentite spoglie perché corpo, mente, sensibilità, affettività non corrispondono. Va da sé che c’è aria di altre bestie rare letterarie dal dottor Jeckill a Dorian Grey, l’esteta che voleva fermare il tempo a tutti i costi. E’ innamorato  di una quattordicenne con una madre esuberante – Alice -, ma apparentemente è vecchio, contingenza che rimanda alla Lolita di Nabokov. Alice resterà il suo unico grande amore, l’occasione perduta di una vita, perché la percezione che lei ha di lui, dei suoi sentimenti non corrisponde a quel corpo che vede. Il tenero Max Tivoli vive sotto mentite spoglie, dunque.

coverAndiamo avanti con i protagonisti dei romanzi di Greer: ne La storia di un matrimonio, il titolo che l’ha fatto conoscere a un grande pubblico in Italia, è il misterioso e bellissimo marito dell’io narrante – una moglie che all’apparenza sembra una summa dell’immaginario americano degli anni Cinquanta tutta dedita a famiglia, marito e figlio – a vivere sotto mentite spoglie. All’improvviso, nel mezzo del più convenzionale dei tran-tran domestici, il passato bussa alle porte di questa casa come tante (non è esattamente così ma non voglio rivelare nulla a chi non l’ha letto…) con il volto di un uomo che reclama i suoi diritti sentimentali mettendo in discussione la vita di tre persone. Ma quelli non erano tempi in cui si potevano ridiscutere convenzioni e istituzioni. Siamo nei primi anni Cinquanta, in pieno maccartismo, o caccia alle streghe che dir si voglia.

Ecco, al tempo, alla storia di un individuo – un passato sconosciuto che torna come ritorno del superato, del rimosso o addirittura del represso – si potrebbe aggiungere  un altra modalità del Tempo: il tempo della Storia, quella con la Esse maiuscola, il tempo collettivo, una presenza molto forte nei libri di Greer, dove le date che compaiono sono quelle della finzione dei personaggi,  ma anche quelle della realtà di uomini e donne. Tanto è vero che in questo romanzo intimo e familiare compare anche Ethel Rosenberg, processata per spionaggio insieme al marito. La storia e la sua cultura, battono alle spalle degli individui, in qualche modo li conformano, incidono sui loro destini.

 

1506675_1024665024211574_1811848722809465726_nMa veniamo alle Vite impossibili di Greta Wells, il più ardito strutturalmente dei romanzi di Greer. Ardito perché il tempo della narrazione si muove fra il 1985, il 1918, e il 1941 (una data quest’ultima che torna, una data che per la storia americana, con Pearl Harbour significa attacco improvviso dall’esterno, e quindi vulnerabilità, debolezza, ben prima delle Torri Gemelle).

Fra questi tre mondi diversi, fra queste tre vite possibili, o impossibili, in questo altrove temporale, si muove Greta Wells, grazie a una terapia che affronta dopo una grave depressione, una terapia che è, in buona sostanza, un elettroshock. Greta, nell’ordine, è: nel 1985 una donna fragile, vulnerabile, debole per la fine di una storia d’amore e per la morte del gemello Felix (un doppio di sé); nel 1918 un’adultera bohèmienne, e nel 1941 una moglie devota. Naturalmente si tratta di tre parti di sé, proiettate nello scorrere della Storia e, in parte, condizionate da essa. Dove sta, dunque, lo stato perfetto, il tempo migliore, la vita che Greta avrebbe voluto vivere? Esiste un tempo perfetto? O un luogo perfetto? O un individuo perfetto, cioè felice? Domanda tipicamente americana, se posso dire.

Inutile dire che la risposta affermativa è difficile da trovare.

Forse un individuo può solo rileggere come ha vissuto, con la propria specificità anche strana, curiosa, perfino mostruosa, o ipotizzare come avrebbe potuto vivere. Non a caso, dunque, la narrazione procede sempre in prima persona attraverso il punto di vista dell’io e della sua coscienza (una sorta di diario per Max Tivoli, una moglie che racconta la crisi improvvisa e impensabile del proprio matrimonio, Greta Wells che racconta come si sposta nel tempo). Due lo fanno ex-post, appunto, oppure come Greta Wells al presente; e il lettore è accanto a lei, al massimo dell’identificazione. Come si insegnerebbe in un corso di scrittura creativa: usa la prima persona e tempo presente e il lettore è con te, è il tuo specchio, soprattutto se gli racconti di occasioni mancate, paure, fragilità, ansie, paure del futuro. E del passato.

Com’è evidente, nell’aria c’è anche la psicanalisi, non tanto in termini di contenuti ma come modalità narrativa. La psicanalisi che permette la conoscenza per indagini ed emergenze improvvise, intuizioni epifaniche e rielaborazioni, colpi di scena della conoscenza e razionalizzazioni. Forse anche per questo l’amore per Graham Greene?

E poi, come si diceva c’è la Storia (quella con la Esse maiuscola La Storia, poi, quella con la Esse maiuscola, sembrerebbe dare ancor più valore alla narrazione, e anche ai contenuti. E’ come dire, ovviamente: non sappiamo davvero chi siamo se non sappiamo chi siamo stati. Singoli e collettività: questo lo sforzo analitico, conoscitivo  e insieme “storicistico” di Greer, tensione importante per uno scrittore americano imbevuto di cultura europea.

Sempre ammesso, beninteso che si possa SAPERE davvero, e fino in fondo, ammesso che il mistero non resista, ammesso che si possa conoscere davvero se stessi, nelle tante sfaccettature, nelle mille facce, nelle molte mentite spoglie di ognuno di noi. Conoscere noi e, soprattutto, le persone che amiamo. I nostri specchi, spesso opachi. Come noi.

Non mancano proiezioni, dunque, le vertigini, il magico, né i corti circuiti della logica nelle storie di Greer: I buchi neri. Le sorprese. E quindi la tensione narrativa (e qui torna Graham Greene).

“Una volta nella vita l’impensabile capita a tutti” dice Greta Wells. L’impensabile, l’irrazionale  nel tempo lungo della vita di un individuo e dei suoi simili. Un tempo che è fatto di sedimentazioni, strati, fasi. Sì, sembra proprio ossessionato dal Tempo, Andrew Sean Greer.