Vieni e vai

di Rosanna Biffi

allen-gardens_snow_dog-walker_bw_01

Stanotte la neve è quieta, i fiocchi solitari non turbinano nella tormenta. Ascolto il silenzio e non mi serve altro. Né chiamate di voci nervose, né corpi che mi offrirebbero un calore di poco prezzo e pretenderebbero scintille di lava che io avrei già reso inoffensive.

La foto della mamma mi guarda dal cassettone antico, fissata in bianco e nero. La figura sottile, il sorriso per nulla rilassato, gli occhi azzurrissimi che solo io ricordo e che nessuno, mai più, rivivrà ancora.

Spalanco la finestra sul cielo della notte, i polmoni si aprono e ancora una volta posso tornare a vivere. Di fronte a me, la collina di ciliegie dell’estate è avvolta dalla foschia bassa che mi libera e mi opprime. Solo quando nevica riesco a respirare l’aria del mondo, quando non ha né colori né impudicizie.

Domattina all’alba spalerò i gradini che scendono al cancello d’ingresso. Da anni nessuno li sale. Mi lasciano le provviste accanto al muretto di recinzione, con smartphone e computer posso regolare tutta la vita esterna.

Il mondo che passa davanti alle mie persiane socchiuse, io lo guardo quando sbircio tra i listelli ciò che una volta solcavo con passo speranzoso. “Sciocca”, mi dico sempre pensando alla me stessa di allora. Tanti batticuore, tante giornate con il viso al sole, per poi capire che non c’era nulla oltre a quello che ora vedo a strisce chiare e scure. La bambina che mi rubava i giochi con sorriso sfrontato, percorre ogni giorno il mio marciapiede con piedi malfermi, con la pancia enorme che gli anni le hanno portato e l’arroganza che non le hanno tolto. Il bel giovane dagli occhi bruni che guardavo tanto, ha sempre una sigaretta tra le labbra e cammina pensoso, insicuro, com’era già allora senza che io me ne accorgessi.

Apro le imposte e i vetri, sistemo la poltrona davanti alla finestra e respiro la pulizia della neve. La punta della mia sigaretta è l’unica luce che interrompe il buio continuo, dalla stanza ai confini del cielo scuro. Brucia persino troppo e non è la prima volta che succede, dev’essere una partita venuta male e dovrò scriverlo al tabaccaio, perché con tutti i soldi che gli regalo può anche simulare interesse per una cliente affezionata. La brace è così intensa che si riflette sulla collina delle ciliegie. Anzi, quel puntino rosso di fronte, lontano, aumenta sempre più, rotola verso il basso e diventa tanto grande, tanto rosso. Scende, precipita, non trova ostacoli. Cosa può la neve contro il fuoco? Il grumo di brace ingigantito ha raggiunto la mia soglia, rotondo, minaccioso e inarrestabile…

Apro gli occhi perché dalla finestra aperta si affaccia la luce di una grigia giornata d’inverno. Non è più l’alba, la saracinesca del negozio di fronte è alzata, l’interno è illuminato. Mi alzo di scatto per chiudere le imposte, ci mancherebbe che mi vedessero dentro casa mia, dopo anni di occhiate lanciate contro le finestre chiuse, ultimo riparo di una persona strana. Io ho solcato cieli e mari che non vedranno mai e so cosa c’è in quelle loro vite sfiancate. Oh sì, io li attraverso senza fatica. Approdare qui per stanchezza è stata la mia sconfitta, non la sola ma l’ultima. I colori degli arcobaleni che non hanno osato cercare sbiadiscono ormai anche per me, che ero stata in grado di guardarli.

Adesso, ai piedi dei gradini vedo un pupazzo di neve: gli occhi fatti con sassi iridescenti, una bella pallina rossa come naso. Chi ha varcato il cancelletto d’ingresso che nessuno apre? E’ spalancato e non posso scendere a chiuderlo in pieno giorno, né chiedere a qualcuno che lo faccia al posto mio, come favore personale.

Ho sbarrato imposte e vetri, ma dopo un caffè e un toast mi sistemo a guardare attraverso i listelli. Passa tempo, molto tempo. La posizione è scomoda e la visuale ridotta. Mentre decido di lasciare la postazione, la vedo. Viene avanti affondando con attenzione i piedi nella neve, perché sa che potrebbe cadere. Supera il cancello senza timore e non guarda verso le finestre. Gira piano intorno all’uomo di neve, gli sistema un occhio di sasso in simmetria con l’altro e gli aggiunge le braccia. Si siede a gambe incrociate davanti a lui per un po’, non so per quanto ma mi pare per tanto, e lo fissa con molta attenzione. Quando si alza, affonda ancor più la pallina rossa del naso ed esce senza fretta, calma, concentrata, nel suo giubbotto rosso che spicca contro il cielo che scurisce. “Quella bambina ha un cuore solitario”, penso mentre osservo a lungo i piedi piccoli che si allontanano nella neve. Ho osservato gli occhi azzurri, i ciuffi biondi che sfuggivano dal cappuccio della giacca rossa. Non ho mai frequentato bambini e per me rimangono un enigma. L’ho guardata immobile ai piedi del pupazzo. Ho spiato la calma dei suoi gesti. Da un periodo infinito non vedevo nessuno di così originale.

Se Dio vuole, la solitudine mi regala l’anarchia del tempo che ho sempre desiderato. Notte è quando dormo anche se il sole è alto, mattino è quando verso il primo caffè e accendo la prima sigaretta. Non devo chiedermi che ora sia adesso. Con un velo di grappa nel bicchiere, attendo i pensieri di una quiete imprevista e mi abbandono allo schienale della poltrona. Sono aperti i vetri per la mia aria salvifica di neve? Dopo controllerò. I cuscini affondano morbidi, posso aspettare un poco prima di rimettermi in piedi. Lo farò, dopo.

Ma ecco che arriva il refolo d’aria che rinfresca i polmoni. Sa di freddo e pulito e di boschi fitti mai toccati da orma d’uomo. Sento che apre gli alveoli, uno dopo l’altro. Con gentilezza, con decisione, stana gli eccessi e li restituisce al loro mondo di dolore, al quale non appartengo più. Nel mio corpo entrano soltanto ossigeno e aria, tutto ciò che ho sempre amato. Intorno a me si saldano i fiocchi di neve, cristalli miracolosi che si uniscono nella moltitudine, loro che sono ognuno diverso dall’altro. Sono miei amici, mentre aumentano, aumentano, diventano valanghe veloci che mi precipitano lungo i fianchi. Portano via la compagna cattiva dell’infanzia, il bel ragazzo che non mi ha mai vista, il carburante degli aerei che ho abitato, il nero, il nero di una vita senza paracadute. Trascinano un giubbotto rosso. Quello della bambina? No, la bambina no, no…

Dove sono? Gli occhi chiusi pesano, questo non è il mio letto. Dopo un po’ capisco che mi sono addormentata in poltrona davanti alla finestra chiusa. La spalanco perché so che mi serve l’aria di neve e respiro a fondo. Questo sì è ossigeno, e l’assaporo con la prima sigaretta del mattino. Il pupazzo è ancora lì, tutto intero ai piedi dei gradini, con il suo naso rosso bello saldo. Il caffè e la sigaretta in poltrona, davanti al cielo basso e chiaro, mi regalano un piacere che non ricordavo più. Potrei  rimanere così per sempre e sarebbe bello, il miglior paradiso che mi augurerei.

Io aspetto lei e infatti arriva con il giubbotto rosso. Percorre sicura il marciapiede e il varco del cancello, conclude con calma i giri intorno all’omino di neve. Di nuovo si siede e lo guarda e dopo non fa più nulla, perché adesso tutto è perfetto. Mi affaccio, non posso fare a meno di stare anch’io così, immobile. Quando si alza io mi raddrizzo, non voglio perdere nessuno dei suoi movimenti. Gli stivaletti affondano nelle orme che avevano già tracciato, lei esce e non chiude il cancello. Però alza il viso verso la mia finestra e mi osserva con gli occhi azzurrissimi. Vedo che non ha tanti anni e la sua curiosità è l’unica al mondo che mi piaccia. Abbozzo un sorriso (so ancora sorridere?) e lei risponde con il suo, così improvviso e fiducioso da cancellare i pensieri. Fa ciao con la manina, più e più volte, mentre si avvia sul marciapiede innevato verso la sua casa.

Adesso mangerò e penserò e dormirò. Però prima siederò in poltrona e accenderò una sigaretta. La brace ha un’aria amica e la nicotina si combina benissimo con l’aria di neve. Stanotte sognerò e ci sarà qualcosa di rosso. Ma non saranno le fiamme dell’inferno né gli orrori del sangue. Stanotte gli incubi non arriveranno. Stanotte il mio rosso sarà solo trasparente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...