I Melrose

melroseAmo molto ” I Melrose”, romanzo di Edward St Aubyn, scrittore inglese nato nel 1960. Tra il 1992 e il 2005 St Aubyn pubblica quattro romanzi, che saranno editi in Italia soltanto nel 2013 da Neri Pozza sotto un unico titolo, “I Melrose” appunto; nello stesso anno l’editore pubblica anche la traduzione di “At last”, uscito nel 2011, con il titolo “Lieto fine”;  la traduzione in italiano dei cinque romanzi originali è di Luca Briasco.

Il romanzo (per comodità ne parlo come di un unico romanzo, in realtà è una serie di cinque testi) narra la vita di Patrick Melrose, un giovane avvocato dell’upper class inglese, dall’infanzia fino ai suoi quaranta anni circa. Ambientato in epoca odierna, è circoscritto a pochi luoghi: una villa in Provenza, alcuni alberghi a New York, una residenza signorile nella campagna inglese, appartamenti borghesi e ospedali psichiatrici a Londra, nonché ad alcune funeral home. Dunque, Patrick. Un’infanzia infelice, vittima di David, padre sadico, dal quale Eleonor, madre debole e vile, non sa difenderlo; una giovinezza torturata da ricordi non rimossi e dall’uso distruttivo di droghe, farmaci e alcol; un’età adulta incerta e dolorosa, tra patologie depressive, alcolismo e ricoveri in clinica, che gli costeranno la separazione dalla moglie Mary e dai figli ancora bambini Robert e Thomas.

Un inferno moderno che St Aubyn indaga attraverso l’intelligenza acutissima di Patrick Melrose stesso, fredda e sarcastica, esercitata soprattutto contro sé stesso, e una profonda coscienza del dolore, che paradossalmente inchiodano il protagonista all’inazione,  perché agire è volgare e il dolore ineliminabile. Il viaggio drammatico di Patrick nella propria storia si conclude con il riconoscimento di ogni dolore, anche di coloro che sono stati la causa del suo, a loro volta vittime, e con la consapevolezza che non è il perdono ma la comprensione che apre la strada a una possibile salvezza, e a ricominciare a vivere, forse una vita meno infelice.

La narrazione è in terza persona ma dal punto di vista del protagonista, cui l’autore si avvicina talmente e con tale precisione e partecipazione emotiva da ingannare quasi il lettore, dandogli l’impressione che sia Patrick a parlare di sé in prima persona. Le figure retoriche, le metafore, le similitudini sono originalissime, audaci, insolite e ogni volta mi conquistano (ho già letto tre volte il romanzo). I dialoghi, elegantissimi e snob, sono lo strumento con cui St Aubyn descrive e presenta i vari personaggi, dando loro una vivacità di carattere immediata e indimenticabile. Il linguaggio è colto, opportuno alla complessità di un’indagine psicologica che il protagonista disturbato compie su sé stesso, con speculazioni intellettuali ardite e considerazioni morali non comuni. L’insieme è impegnativo per il lettore ma estremamente affascinante perché alla complessità della materia narrativa corrisponde una lingua agile, fluida, di grande eleganza, verrebbe da dire naturale.

Ho a lungo creduto che l’inglese fosse una lingua particolarmente duttile e che la grande tradizione del romanzo borghese e di conversazione inglese fosse essenziale per raggiungere la qualità di questo romanzo di St Aubyn, ma l’ottima traduzione in italiano mi ha convinto che anche la nostra lingua può offrire le stesse opportunità narrative; certo, manca una tradizione specifica o è piuttosto stentata, ma si può almeno tentare.

GB

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