La passeggiata

41hINBYDMaL._SX293_BO1,204,203,200_“Un mattino, preso dal desiderio di fare una passeggiata, mi misi il cappello in testa, lasciai il mio scrittoio o stanza degli spiriti, e discesi in fretta le scale, diretto in strada. […] Il mondo mattutino che mi si stendeva innanzi mi appariva così bello come se lo vedessi per la prima volta”.

Ero molto giovane quando ho letto questo piccolo libretto, avrò avuto 15, 16 anni.

Il libro che ho ritrovato in biblioteca è del 1976, io sono del 1963. Forse 13? Non so. So che La passeggiata di Robert Walser è stato un incontro sublime, un libro che mi è entrato subito nel cervello e nel cuore e ancora adesso, appena ho pensato a quale autore e a quale libro può essere un modello per me, una guida, un riferimento, un viatico verso una scrittura mia ecco, ho pensato subito e senza il minimo dubbio: è lui! è Robert Walser con la sua radiosa Passeggiata.

In questo libretto (un centinaio di pagine della Piccola Biblioteca Adelphi) l’autore racconta solo questo: una sua passeggiata in una bella giornata di sole in un piccolo paese di campagna.

Che cosa rende questo libretto così significativo per me? Ho letto tanti libri, ormai, nella vita, che cos’ha, questo di così speciale?

Il protagonista della passeggiata vede il mondo come io vorrei vederlo sempre: come una successione di meraviglie. Ogni minima cosa che si incontra in questa passeggiata è densa di emozioni, di colori, di vita, di senso. L’insegna del fornaio, il sarto, una giovane donna che canta, una bottega di cappelli per signora, il gigante Tomzack, l’impiegato della banca, il passaggio a livello, due casette affiancate, una maestra, un albero, una trattoria con alloggio: “con grande attenzione e amore colui che passeggia deve studiare e osservare ogni minima cosa vivente […] le cose più sublimi e le più umili, le più serie come le più allegre, sono per lui in egual misura care, belle, preziose”. Ecco che cosa vorrei riuscire ad esprimere con la scrittura: la densità di senso di ogni minima cosa del mondo. Perché tutto è significativo e per ogni minima cosa vale la pena emozionarsi, impegnarsi, essere felici o indignarsi. Sì, anche indignarsi. Il protagonista della Passeggiata si indigna volentieri e fa le sue rimostranze con impegno e profusione di termini appropriati. Perché indignarsi è un segno di rispetto per la bellezza dell’universo. Se il mondo può essere estremamente meraviglioso bisogna combattere con tutte le nostre forze contro chi lo rende banale, uniforme e spento. E fargli capire esattamente dove e perché sbaglia. Non possiamo arrenderci.

Vorrei poter essere così seria, intransigente e combattiva e anche leggera, serena e gioiosa. Come il protagonista della Passeggiata, come Robert Walser, morto pazzo in un ospedale psichiatrico.

Che la terra ti sia leggera per sempre, Robert.

M.M.

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Un pensiero su “La passeggiata

  1. Che dire? se non che mi è venuta una voglia immediata di scendere in biblioteca, che fortunatamente si trova davanti a casa, a cercare questo racconto.
    La bellezza, quella delle piccole, ce l’abbiamo tutti i giorni a portata di mano, se solo imparassimo a “guardare..”.
    Un grazie di cuore per questo suggerimento!

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