2012

Viaggio Zen in America

Andrea di Robilant, Irresistibile nord, Corbaccio, Milano, pp.212, € 18,00

08/07/2012

Avviso ai naviganti, quelli che preferiscono il mare, il fascino dei suoi pericoli, ai potenti motori dei loro motoscafi: mettere in stiva Irresistibile nord di Andrea di Robilant, suggestiva storia di due intraprendenti veneziani, i fratelli Nicolò e Antonio Zen, che, con buona pace di Cristoforo Colombo, per primi toccarono il suolo americano, arrivandovi dal Nord dell’Europa dopo aver sfidato tempeste, nebbie e venti gelidi con impavido senso dell’ignoto.
Correvano gli anni intorno al 1385 e quel viaggio periglioso sarebbe rimasto inghiottito dalle risacche della storia se quasi due secoli dopo, nel 1558, un discendente dei fratelli Zen, anch’egli Nicolò, non avesse ritrovato alcune carte di famiglia – vecchie lettere ormai malridotte – utilizzandole per scrivere un libro che sarebbe stato pubblicato da Francesco Marcolin, il primo editore di Pietro Aretino, che, come molti altri tipografi lombardi e piemontesi, si era trasferito da Forlì a Venezia, vero e proprio faro dell’editoria italica.
Nicolò Zen, non è uno scrittore, bensì un autorevole uomo delle istituzioni cittadine e si diletta di storia patria. Così quando nella biblioteca di famiglia Nicolò rintraccia le carte degli avi trecenteschi, con orgoglio tutto veneziano si mette a raccontare – non in latino, ma in un volgare alla portata del maggior numero possibile di lettori – del loro stupefacente viaggio attraverso isole che hanno nomi favolistici quali Frislandia, Eslanda, Engroneland, Estotiland et Icaria. Il loro “scoprimento” forse lo induce a qualche eccesso di zelo nella scrittura, ma Venezia sta elaborando il proprio mito mentre la sua economia cambia natura, spostandosi sempre più dal mare verso la terra e cominciando a declinare. Per dare maggior fondamento alla narrazione, Nicolò correda lo scritto anche di una “Carta da navegar”. Ma quanto ci sarà di vero nel suo racconto?
A questo punto Andrea di Robilant, già scrittore di romanzesco veneziano e di carte di famiglia, scarta dai documenti della biblioteca marciana e si mette sulle orme di questi due antichi mercanti, ripercorrendo davvero il loro viaggio – magari in aereo o in bicicletta – nelle isole del nord Europa, partendo dall’Inghilterra e andando più su, a ovest, sempre più a ovest e incontrando altre leggende, saghe, narrazioni orali, legate al mare, ai vichinghi, ai boschi, ai fiordi, ai paesaggi gelidi e incantati di quelle terre. Quanto a Nicolò Zen, qualcuno nell’Ottocento gli darà perfino del mitomane e del cialtrone. Gli inglesi storceranno il naso. Glissando sul fatto che furono proprio i mercanti veneziani a diventare il loro modello quando sarebbe stata loro la supremazia sugli oceani e le terre d’America.

• • • •

Come descrivere “la gente”

AA.VV., Il libro dell’altra gente, a cura di Zadie Smith, Mondadori, Milano, pagg. 288, € 19.50

25/03/2012

Sembrerebbe pensato per un corso di scrittura creativa Il libro dell’altra gente curato da Zadie Smith. L’autrice di Denti bianchi vi ha chiamato a raccolta autori inglesi e americani commissionando loro un racconto nel quale si doveva “inventare qualcuno”. Sono dedicate, dunque, ai personaggi le tante pagine di scrittori che anche i lettori italiani in massima parte conoscono, quali la stessa Smith, Nick Hornby, Jonathan Safran Foer, Dave Eggers, Jonathan Lethem, Colm Tóibín, per citare i più noti. 

Alla maniera sette-ottocentesca ogni racconto presenta nel titolo, secco, lapidario, il nome del protagonista – come era stato per Tom Jones, Robinson Crusoe, Moll Flanders, Madame Bovary -. Naturalmente, curatrice e autori sanno che dall’alba del romanzesco sono molto cambiati i modi di raccontare i personaggi, ma è come se non volessero tagliare del tutto i ponti con quella tradizione. Come si sa, in quell’aurorale epoca i romanzi europei mettevano a fuoco individui qualsiasi, comuni, anonimi, e ne raccontavano le avventure e, spesso, le rocambolesche vittorie sulla vita; poi, pian piano, emersero le cadute, gli snobismi, le impotenze, le sconfitte. Infine vennero spalancate le trame labirintiche delle singole coscienze come, per esempio, fece Svevo con il suo Zeno Cosini, nome e cognome di ben poca cosa, senza alcuna qualità, exemplum di quello che erano diventati, nel frattempo, i personaggi. Uomini non illustri, direbbe Giuseppe Pontiggia, che in un libro magistrale ci ha raccontato, con ironia e pietas, un frammento di Novecento, anche linguistico, grazie a tante biografie di signori nessuno.
L’idea di Zadie Smith, dunque, non è nuova, né vuole esserlo, del resto. Perché, dunque, questo pragmatico sondaggio fra gli scrittori di oggi? Per molti motivi, ma primo fra tutti per mostrare il variegato ventaglio dei punti di vista, tecnicamente intesi. Da molto tempo il narratore non è più il dio che manovra i fili dei suoi personaggi dall’alto della macchina dell’onniscienza; è dall’inizio del Novecento, anzi da prima, che si è avvicinato, ha ascoltato da vicino le sue creature, si è chinato su di loro, ne ha preso le parti, le parole, il punto di vista, appunto. Il giro di boa fu incarnato da Flaubert che si infilò nei panni drammatici e insieme velleitari della “sua” Emma. Parecchi decenni dopo, con gli scrittori modernisti, arrivarono la signora Dalloway di Virginia Wolf  e la piccola Masie di Henry James. Il mondo veniva raccontato dalla loro prevalente prospettiva. Anche una bambina aveva occhi per vedere, per leggere i conflitti familiari e patirne. Ormai la piattaforma da cui si dipartiva lo sguardo del narratore definitivamente psichica. E oggi? Un dato emerge piuttosto evidente dalle tante narrazioni raccolte dalla Smith: la psicologia e le sue parole sono bandite, come se tale modalità narrativa fosse ritenuta vetusta, retaggio del secolo passato. Non dire, mostra, fai vedere il personaggio, riprendilo mentre si muove e parla, fallo connotare da un dettaglio, non da una lunga descrizione, si suggerisce in un corso di scrittura creativa. Fra James e l’oggi c’è stato il cinema che ha cambiato le tecniche della rappresentazione del personaggio. Anche se, è bene ricordarlo, gli scrittori davvero grandi hanno sempre “spiegato” poco: l’irrequietudine, psicologica e sociologica, l’ambivalenza carica di ambizioni di Julien Sorel era già tutta nel suo sguardo intensamente febbrile di adolescente, oltre che nel libro che leggeva a dispetto del padre, il Memoriale di Sant’Elena. Sulla tecnica narrativa del dettaglio, e su Come funzionano i romanzi, si legga, o si rilegga, il bel saggio di James Wood.
Quasi nessuna parola psicologica, dunque, compare fra questi racconti contemporanei che, ovviamente, narrano di uomini e donne – ma soprattutto donne…- dall’incerto ubi consistam, disadattati, incapaci di relazioni, turbati psichicamente, border line, immigrati dall’incerta identità, donne in menopausa mitomani, nonne ebree dispotiche e logorroiche, ragazze di quartiere londinese, o di provincia americana, molto generose di sé, fra alcol, allegria erotica e disperazione esistenziale. La distanza fra narratore e personaggio è ormai ravvicinatissima, nessun commento può frapporsi a queste scene di ordinaria e quotidiana follia. E’ così l’altra gente. Davvero così “altra”?

• • • •

Viaggio all’inizio della stampa

Alessandro Marzo Magno, Libri all’alba, Milano, Garzanti, 2012, pp. 210, € 22,00

29/01/2012

Si galoppa all’alba, in una foresta fresca e ricca di virgulti, con questo bel saggio dedicato da Alessandro Marzo Magno a un periodo in cui tipografie, editori e libri proliferavano all’impazzata, e a una città, Venezia, che fu il terreno, fertilissimo, della nascita dell’editoria.

Ma andiamo per ordine, prendendo fiato dopo essere riemersi da pagine molto dense di informazioni ma assai godibili da leggere.

Come sanno gli specialisti, il decennio che abbiamo alle spalle ha visto il notevole incrementarsi degli studi sull’editoria, di ancien règime, moderna e contemporanea. Sono nate diverse fondazioni che custodiscono carte editoriali e quello di fare i libri è diventato un desiderio molto diffuso fra le nuove generazioni. Peccato che il futuro dei libri sia un po’ incerto. Forse è anche per questo, perché è un mondo al tramonto, che lo si vuole conoscere meglio. Benvenuto, dunque, al taglio divulgativo di Libri all’alba, dove l’autore, storico di formazione e giornalista di professione, ci porta in una città che, fra la fine del Quattrocento e quasi tutto il Cinquecento, fu la capitale del libro, una tipografia a cielo aperto, il porto accogliente di  tedeschi, francesi, piemontesi, lombardi che vi approdarono con il precipuo scopo di stampare pagine di ogni tipo grazie ai neonati torchi. All’inizio fu una giungla selvaggia: l’unica regola di mercato era quella di battere la concorrenza sia a colpi di messali, bibbie, vite di santi, sia puntando sui classici latini e greci. Naturalmente questi ultimi erano letture dei più colti. Poi arrivò Aldo Manuzio e tutti capirono, non solo a Venezia, che l’editoria era fatta di progetti culturali, grafica, curatele delle migliori, formati più maneggevoli, diversi dai grandi, tradizionali in-folio, di punteggiatura, impaginazione, caratteri nuovi, come il corsivo per esempio. Nel primo Cinquecento Manuzio divenne il maestro. E i libri entrarono sempre più nelle biblioteche di nobili e mercanti. Ma poiché la città era la più cosmopolita d’Europa – piena di tedeschi, greci, armeni, turchi, albanesi -, altri alfabeti in metallo vi cominciarono a circolare. La peculiarità del libro di Marzo Magno è proprio questa: rivelare l’eclettismo dell’editoria veneziana. Già nel 1517 fu stampata la prima Bibbia rabbinica; e intorno agli anni Trenta il Corano, in arabo, pubblicato da Alessandro Paganini. E’ sorprendente il racconto del ritrovamento, nel 1987, di una copia di quel testo da parte di Angela Nuovo – ottima studiosa di editoria ed eccellente penna – sull’isola di San Michele dove un vecchio frate custodiva la biblioteca del convento, geloso come se fosse di sua esclusiva proprietà. Altre primizie si incontrano: il primo libro armeno del mondo, per esempio, stampato nel 1512, detto Il Libro del Venerdì, raccolta di preghiere e testi magici per premunirsi contro le malattie e ogni sorta di accidente. Con il vento dell’Est arrivano anche gli alfabeti delle lingue slave, croati, serbi, bosniaci. Da ovest, invece, dal mondo nuovo confluiscono i resoconti di viaggio, raccolti da Giovan Battista Ramusio, nel 1550. Anche la quotidianità, gli usi e i costumi entrano in tipografia. Libri di gastronomia e cosmetica, medicina classica e contemporanea. Libri musicali: a Venezia si cantava per ogni dove e in molti suonavano il liuto. Il raffinato Ottaviano Petrucci, stampò pentagrammi e note. Era un marchigiano, uno dei tanti foresti che la città accoglieva volentieri, purché si desse da fare. Nessuna autarchia, anzi. Tutti quei prodotti sarebbero stati esportati nei mercati di Oriente e Occidente, partendo dalla laguna prevalentemente via mare e caricati, avvolti in balle di tela cerata o catramata, sulle stesse navi che trasportavano pellame, argenti e sete. Come se il libro appartenesse alla vita di tutti i giorni. Andavano verso la Francia, la Spagna, l’Inghilterra. E magari venivano distribuiti in librerie convenzionate o raggiungevano dimore aristocratiche, perfino palazzi regali. Alcuni, soprattutto se rilegati e miniati, costavano cari. Ma il re di Francia li voleva a ogni costo. E i tipografi o i librai veneziani si fregavano le mani. La febbre dei libri si sarebbe abbassata solo con il freddo vento del Concilio di Trento. Salvo rialzarsi nel Settecento. Ma a quel punto avrebbero impazzato le gazzette, i giornali, le carte da gioco. Ormai la stampa era nel pieno giorno della modernità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...