610 – Ovvero – Cosa ci faccio qui?

Conclusa ieri la pubblicazione a puntate, a grande richiesta vi proponiamo il diario del seminario di Sarzana scritto dal nostro affezionato Christian Hill anche in un unico articolo. Buona lettura!

30 agosto

Da qualche parte ho letto che Mussolini aveva fatto impostare il centralino telefonico del suo ufficio in maniera tale che il numero diretto per mettersi in contatto con il Re Vittorio Emanuele fosse il 610. Questo perché, apparentemente, egli traeva sollazzo dall’esprimere tutta la sua stima per il sovrano ogni volta che doveva comunicare con lui. “Sei uno zero,” forse mormorava, o declamava, o pensava, mentre componeva il regio numero sulla ghiera del telefono.

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610 – Ovvero – Cosa ci faccio qui? (Terza parte)

Potete leggere la prima parte di questo resoconto seguendo questo link, mentre cliccando su questo trovate la seconda.

32 agosto

Domenica mattina. L’ultimo giorno del seminario e ancora non ho parlato dei miei compagni d’avventura.

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610 – Ovvero – Cosa ci faccio qui? (Seconda parte)

Potete leggere la prima parte di questo resoconto seguendo questo link, mentre cliccando su questo trovate la terza.

31 agosto

Non c’è nulla da fare. Quando un predatore sceglie la propria preda, difficilmente si lascia distrarre. La rincorre, ne segue l’impronta olfattiva, ne traccia il percorso, la punta, e poi l’attacca. E quando serra le mascelle, affondando i denti aguzzi nella morbida carne indifesa della preda, non desiste, non cede. Mai lascia che la pietà interferisca con il suo sanguinario scopo. Il morso fatale viene protratto, in un crescendo di spasmodica frenesia, fino all’esalazione dell’ultimo respiro.

Della…

Povera…

Vittima.

È così. Non si scappa.

Nello specifico, la preda sarei io.

Il predatore? Il latino.

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610 – Ovvero – Cosa ci faccio qui? (Prima parte)

Potete leggere la seconda parte di questo resoconto seguendo questo link, mentre cliccando su questo trovate la terza.

30 agosto

Da qualche parte ho letto che Mussolini aveva fatto impostare il centralino telefonico del suo ufficio in maniera tale che il numero diretto per mettersi in contatto con il Re Vittorio Emanuele fosse il 610. Questo perché, apparentemente, egli traeva sollazzo dall’esprimere tutta la sua stima per il sovrano ogni volta che doveva comunicare con lui. “Sei uno zero,” forse mormorava, o declamava, o pensava, mentre componeva il regio numero sulla ghiera del telefono.

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Un incantevole weekend di fine estate – Il diario

Sarzana (o forse siamo a Cerri?) 30 Agosto 2013

Finalmente ci siamo. Oggi inizia l’incantevole weekend di fine estate. Quest’anno il tema è “I diari e i taccuini degli scrittori”. La grande novità è la partecipazione di Lupe che è venuta apposta da Buenos Aires per condividere queste giornate e frequentare uno dei corsi di Laura Lepri di cui ha tanto sentito parlare. Ho atteso tutta l’estate questo momento e ora ci siamo. Sarà un po’ come quando ragazzine seguivamo i corsi all’università.

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Impressioni e sguardi da Sarzana

Sarzana, 30 agosto 2013

Le prime impressioni.

“Nulla dies sine linea.” Con queste parole di Plinio il Vecchio Laura Lepri inizia la prima lezione.

Un tempo era così per me. Durante gli anni del liceo, come tanti altri adolescenti, tenevo un diario, poi, quando sono arrivata in Italia per studiare, il diario è diventato il mio migliore amico. Scrivevo tutti i giorni. Credo che sia stata anche la solitudine ad incentivare la scrittura. Il diario era un amico silenzioso e sempre pronto ad ascoltare, tutto senza critiche, senza pregiudizi e senza limiti. Non mi ricordo esattamente quando ho smesso di scrivere tutti i giorni. So soltanto che ho ripreso, con grande fatica e con poco successo, quando Anna mi ha regalato i Diari di Virginia Woolf.

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Diario

L’alberghetto in collina è sempre lo stesso. Faccio ancora lo stesso errore nel ritrovare la strada. Sbaglio sempre.

Anche le panche  sotto gli ulivi che  ci vedranno accaldati, attenti, entusiasti sono uguali.  Solo un po’ più screpolate. La salsedine erode e lavora anche a distanza.

Io, di nascosto come ogni anno, incido  una lettera sotto la panca nel punto in cui prendo posto il primo giorno. Sempre la stessa lettera. Un’altra A. Come  ancòra. Ancora qui. Ad ascoltare ancora parole.

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Un incantevole week end di fine estate

Venerdì 30 Agosto 2013

Oggi, per la prima volta, mi trovo a scrivere un diario. Fin qui la mia vita è stata disseminata di appunti, scansioni, scalette, calendari di impegni, su foglietti, agende, libriccini o calendari. Non ho mai voluto mettere su carta le mie impressioni o i miei sentimenti, tenendo tutto dentro di me, gelosa dei miei pensieri e delle mie riflessioni. Un controsenso per una che ha sempre desiderato scrivere e che lo ha fatto in più occasioni. Forse è per questo che a un certo punto ho sentito il bisogno di raccontare le vite degli altri: di donne e uomini famosi, coraggiosi che in tempi lontani hanno scritto e vissuto, inseguendo desideri e realizzando sogni.

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L’estate dietro casa

C’è una sola cosa da fare, quando si è stanchi: tornare a casa. Fermarsi e ritrovare la strada. E così, sul finire dell’estate, decido che è ora di andare a riprendermi il pezzetto di famiglia che ho lasciato laggiù, in quell’angolo di costa che profuma di bosco, dove Toscana e Liguria si fondono, con le Apuane di marmo a far da corona. A casa tutto è riposo e allegria, non trovano spazio i pensieri molesti. I giorni scorrono tra l’ozio in spiaggia, le nuotate, le chiacchiere con mio padre e le cene in terrazza innaffiate dal vino dei nostri colli.

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La scoperta del diario, tra finzione e autenticità

Venerdì, 30 Agosto 2013.

Sono le cinque e tre quarti del mattino e la sveglia non ha suonato, perché io l’ho anticipata. Ho indossato la mia tenuta da podista, ho fatto partire la musica e sono andata a correre. Oggi ho realizzato una performance migliore del solito, perché mi sento piena di energia, di aspettativa e di curiosità. In cielo ho visto il quarto di luna calante tramontare e la stella che l’accompagna brillare ancora mentre sorgeva il sole. Nella mia tabella di marcia mentale, sarò pronta a partire, per il viaggio che sto aspettando da tempo, alle sette e mezzo. Sento che andrà tutto bene e che giungerò in orario all’appuntamento. Il corso inizia alle undici e io dovrei arrivare verso le dieci e venti circa. La mattina è fresca, soleggiata e il cielo è limpido.

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